La quinta volta del Guggenheim a Vercelli.

Mondrian - Vaso di zenzero, 1912 - dal web

Mirò - Cane e uccelli, 1946 - dal web
Ieri appuntamento a Vercelli. Una tradizione che cari amici mi preparano con cura ogni anno. Quinta edizione ormai, dell'esposizione dei materiali delle collezioni Guggenheim, quest'anno dedicata a importanti lavori di tre dei maggiori esponenti dell'Avanguardia. Una quarantina di opere equamente distribuite a rappresentare lo sviluppo della ricerca di Mondrian, Mirò e Calder. Come sempre parlare dell'arte "moderna" è difficile per chi ha soltanto una infarinatura del mondo dell'arte figurativa. Tuttavia devo dire che anche per un bovaro come me, l'essere messo di fronte ad opere così importanti  in sequenza logica e corroborato da una adeguata spiegazione, non può lasciare indifferente. Certo è presuntuoso affermare di aver capito, ma una sensazione, uno stimolo arriva e di certo non si riesce a rimanere indifferenti. Il lento procedere della ricerca di Mondrian, che inizia da un figurativo in cui già intravedi le sirene cubiste che poi a poco a poco si libera di quanto gli pesa e comincia a ritenere superfluo, semplificando sempre di più, fino all'essenziale dei suoi ultimi lavori, scandisce gli spazi in maniera avvincente. Quel suo vaso di zenzero. quando ancora un'ombra di figura gli rimane nel pennello, emerge con una forza tale nel fondo che comincia a perdersi nelle partizioni dell'astrazione, che non può lasciarti indifferente. 

Calder- La testiera - (Foto Cimino)
Calder - Ritratto - (Foto Cimino)
Il mondo fantastico di Mirò, i quadri fiamminghi rivisitati, quel suo perdersi nel tratto sottile della linea e della visione poetica, lo rendono contemporaneamente immerso e pur lontanissimo dall'astrazione pura, in un mondo pittorico ricco di gioia e di colore, anche se a tratti venato da una leggera malinconia. I mobiles di Calder poi, ti immergono nel mondo dell'astrazione pura, della conquista della spazialità in cerca di soluzioni nuove e mai tentate prima, forse la vera premonizione di tutta l'arte contemporanea, con le sue sperimentazioni, di cui magari rimarrà poco, perché il tempo inevitabilmente fa pulizia di chiacchiera e incantatori di serpenti. Quella testata per il letto di Peggy Guggenheim e il ritratto in filo di ferro, rimangono fissi nella memoria anche dello spettatore meno propenso ad apprezzare l'arte del 900. Un interessante pomeriggio, ma avete solo più questo weekend per non perdervi la mostra, che tra l'altro permette di godere anche dello splendido contenitore, quell'Arca che continua a poco a poco a disvelare i tesori nascosti sotto la calce delle sue pareti, man mano che arriva qualche soldo per andare avanti con i lavori. E poi via, a finire la serata con le gambe sotto il tavolo, panissa vercellese come se piovesse (un sentito grazie agli amici!), ma attenti che appena fuori città sono appostati con l'alcoolimetro!

Calder - Mobiles, 1946- dal web
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Recensione: Vatel di R. Joffé.

Accolto con grande freddezza e critiche distruttive al festival di Cannes nel 2000, non mi è parso che il lavoro di Joffé si possa liquidare pontificando, come ha detto qualcuno, che la cornice vale più del quadro. La storia, che si svolge nel 1671, racconta un avvenimento famoso. Il principe di Condé, prossimo alla rovina economica invita per tre giorni Luigi XIV nel suo castello, speranzoso che il sovrano gli affidi il comando delle sue truppe nella prossima guerra contro l'Olanda, con un compenso adeguato che potrebbe risollevare le esauste casse del suo principato. Per far questo deve stupire il Re Sole e la sua corte, con banchetti e feste assolutamente fuori del comune, che allietino il sovrano e lo mettano di buon umore. A questo scopo si dedica con tutte le sue capacità il famoso Vatel, il più grande cuoco dell'epoca, inventore della crema Chantilly e grande creatore di feste sfarzose. Oggi diremmo un organizzatore di eventi. Il film è tutto giocato sull'antinomia della vanesia superficialità della corte e dei personaggi insulsi che la popolano e la dedizione estrema fino al sacrificio di Vatel che mette tutto il suo impegno per raggiungere il risultato voluto dal principe. Un Depardieu insolitamente meno gigioneggiante, svolge il ruolo con grande spessore, accompagnato da una sempre affascinante Uma Thurman nel perfetto ruolo della favorita, fascinatrice del sovrano e a sua volta affascinata dalla personalità di Vatel.  Girato con una notevole profusione di mezzi, con l'idea del colossal, con scenari spettacolari e fastosi, la storia si dipana fino al suo tragico finale, pagato perché il principe abbia quello di cui aveva disperatamente bisogno. Sarò di bocca buona ma secondo me si può vedere, dai, ce ne fossero.




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Amarcord.



Il tempo è una dimensione anomala; si estende e si comprime secondo regole misteriose e non controllabili. Una matematica irrazionale e piena di sorprese anche se puoi riconoscerne facilmente i punti di riferimento. Così eccoci qua, sette vecchi amici, ragazzini ormai frollati che di tanto in tanto si ritrovano a raccontarsi cose. Soli, lontani dai compagni relativi, lasciati altrove per non infastidirli troppo con i nostri continui: ti ricordi? Eppure basta sedersi uno di fronte all'altro, Gilberto, Pina, Lauro, Paola, Rosy, Enrico, Giancarlo e con il calore dell'estate che arriva ti vedi subito come allora. Parte di colpo il film e siamo già seduti su quella panchina della piazza a parlar di niente, a ridere della panettiera che si lamenta perché facciamo baccano alla sera e delle sue tende staccate via e portate fin sugli alberi del viale. Che dispetto! Sono quasi spariti gli alberi di quel viale, dove la brigata si rifugiava alla sera, tutti pieni di speranze per gli approcci neppure tentati e sempre delusi, guardando di sbieco quelle ragazzine così belle e così impossibili, mentre le biciclette stavano là, riverse nel prato. 

Una cucchiaiata di gelato e subito senti il pepeee lontano del carrettino che passava alle due. Cono da 20 lire, panna e nocciola, da leccare seduti sulla balaustra della pompa dell'acqua salata. La musica nuova che stava arrivando rompeva schemi vecchi, il rockandroll, le serate alla SOMS. La pellicola si svolge lentamente, emerge qualche figura lontana, quasi sbiadita da un ricordo spezzettato che riaffiora, a poco a poco ricostruito dall'apporto di tutti fino a che il puzzle si ricompone. Ed ecco che riemerge Camilla, con cui la natura era stata così ingenerosa e la sua povera mamma che prenotava sempre il tavolino sul bordo della pista alla festa del paese e poi, non vista, faceva il giro di tutti i ragazzi a pregarli di fare ballare la figlia, vi prego, almeno una volta in tutta la sera. La sera, così carica di impossibili desideri inespressi, su per la salita fino al cimitero per la prova di coraggio. Il cancello che improvvisamente nel buio si apriva cigolando; le ragazze che scappavano di corsa, terrorizzate. Odore di ciliege, vento fresco sui capelli mentre girano vecchie fotografie. Accidenti come erano belle quelle ragazze.


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Dàn , Xī .

Oggi ho voglia di poesia e se vuoi è facile, la trovi anche nelle piccole cose. Basta guardare un carattere cinese, un piccolo segno, qualche tratto vergato con un leggero colpo della mano col pennello del calligrafo ed ecco nasce all'istante un condensato, ancor più breve e concentrato di un haiku, un soffio di bellezza in un piccolo gesto. Ecco il primo, che immagino pensato e scritto quando la luce del sole ha appena accarezzato i petali delle peonie. Alba - dàn - 旦. Ci vedi subito i due caratteri più semplici che lo compongono, il tratto inferiore che rappresenta la linea dell'orizzonte e sopra il sole (Rì) appena sorto. pensate che basta aggiungerci davanti, il carattere che significa piccolo (xiǎo - 小) che potremmo leggere Piccola Alba, 小旦 e invece significa Ragazza, tanto illumina la giornata il vedere il volto di una giovane donna. A lato il suo opposto, il Tramonto, che la giornata conclude. Ecco dunque Xī  - , un ideogramma in cui indovini il fianco diagonale e curvo della montagna vicina, dietro la quale fa capolino la falce pallida eppure così luminosa e diafana della luna. Dall'alba al tramonto. Un arco completo anche se purtroppo così breve. I due caratteri appaiati, 旦夕, infatti significano proprio: In breve tempo.


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Schmidheiny. L'importante è non vergognarsi mai.



Dal 20 al 22 giugno si svolgerà a Rio la conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile. Questa e altre manifestazioni simili sono da considerarsi davvero utili o sono solo chiacchiere in libertà, anche se funzionali al PIL locale ed al mantenimento della pletora di funzionari delle organizzazioni internazionali, che pure, lo capisco, tengono famiglia? Si potrebbe concludere: dipende. Dipende da cosa si dice e soprattutto cosa si conclude in queste conferenze. Una cosa importante per capire intanto se si parte bene, è verificare chi ci viene invitato a parlare. Così, da tre begli articoli della Stampa di oggi di Brambilla, Gaino e Mossano, scopro che uno dei relatori più accreditati, sarà una certo Stephan Schmidheiny, che come sottolineato negli articoli è un benefattore dell'umanità, guru dell'ambiente e grande filantropo della green economy che con continue e generose donazioni, sostiene a spada tratta, forse assieme ai km zero, l'agricoltura biodinamica e così via. Trattasi del signore della foto in alto. Ricordatevela questa faccia, che magari ve la trovate di fronte in qualche convegno di benefattori ed ecologisti.

Non lo conoscete? Ma non è altri che Mister Eternit, detto anche Faccia di amianto, condannato a 16 anni di galera (che non farà mai naturalmente) per disastro doloso, che nella vicina Casale Monferrato ha ucciso migliaia di persone per mesotelioma e altre decine di migliaia ne mieterà nei prossimi due decenni. Il nostro prodigo benefattore multimiliardario, che largheggia in contributi alla nobile causa dell'ambiente, si rifiuta naturalmente (per ora) di pagare i risarcimenti a cui il giudice lo ha condannato. Ma questo è un dettaglio marginale, infatti, carico di gloria e di lauree honoris causa per il suo lavoro indefesso in favore dell'ambiente che molte università di tutto il mondo gli hanno conferito, è anche stato consigliere di Bill Clinton sulla green economy appunto ed è stato ricevuto con tutti gli onori dai potenti della terra, Papa incluso. Aggiunge giustamente Brambilla, per la Conferenza di Rio è un po' come invitare una pornodiva a presiedere una tavola rotonda sull'importanza della verginità. L'importante date retta a me, per queste kermesse mondiali, è avere credibilità, così magari ce la possiamo prendere con gli OGM a cui lui sarà sicuramente contrario.


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