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Ma è finita?

Finalmente è finita! Sinceramente non se ne poteva più. Gli appuntamenti elettorali sono ormai diventati un tormentone senza senso. Tutti che si lanciano sulla greppia politica senza vergogna, come un'orda di lupi famelici, decine di persone che si aggirano nei bar della città a fare proseliti, promesse a iosa. Chissà per chi ha votato quel tizio che esponeva dalla finestra un cartello con scritto: "Il mio voto non è in vendita, ma tanto per sapere, quanto dareste?". Noi avevamo diversi record in città. 16 candidati sindaco, 33 liste con oltre 800 rappresentanti, più di uno ogni 100 aventi diritto al voto. Altro primato, credo è che di tutti i candidati, circa 150, quasi un sesto, non hanno ottenuto nemmeno una preferenza, pensate non hanno nemmeno votato loro stessi, né hanno avuto fiducia in loro almeno i famigliari. Abbiamo invece perso per un soffio il record di scheda più larga di tutti i tempi, 96 cm. A lungo si pensava fosse il top, poi ci si è accorti che in una passata elezione a Catania ci avevano fregato per pochi mm. Qualcuno ha detto che sono stati organizzati corsi di origami per la piegatura in cabina. Uno è uscito dicendo che non trovava il simbolo per cui voleva votare. Poi i ballottaggi, credo che abbiano segnato un altro record. Una presenza alle urne appena superiore al 40%. Il sindaco uscente, che si dichiarava uno dei più amati degli italiani, una macchina elettorale perfetta, ha preso meno di un terzo dei voti. Praticamente 1 ogni 10 aventi diritto. Così se ne andrà mestamente portandosi via il ponte abbattuto in una notte e mai più ricostruito. Ma non è questo il punto. E' che la gente non ne può più di chiacchiere e vorrebbe vedere dei fatti, tanto da essere disposti a seguire chiunque si alzi e brandisca il piffero magico. Non so se avremo un po' di pace. La gente comincia a riposizionarsi, tutti parlano bene del grillosauro, anzi, tutti lo hanno votato ed eventualmente lo vorrebbero alleato in coalizione. Le prossime elezioni sono ormai alle porte e tutti stanno affilando le lame.


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Neokeynesiani all'attacco.

Di elezioni non ci sono state solo le nostre. Allora diamo un'occhiata a quanto è successo in Europa. In Germania anche la bionda ha qualche problemino, la sua maggioranza se ne va in pezzi e bisognerà trovare un accordo con la sinistra dopo il risultato delle regionali piuttosto sfavorevoli alla sua coalizione. La poveraccia è stritolata da una parte dalla perdita di consensi presso il suo elettorato e dall'accidia dei tedeschi in generale, che dopo aver sistemato le loro cose per bene in un decennio, con il buon lavoro di sindacati intelligenti e industriali lungimiranti, andando a gonfie vele favoriti da un Euro che li mantiene estremamente competitivi, se ne fregano delle difficoltà degli altri e non sono per nulla disposti a sacrificare alcunché per i mandolinari del sud che se la sono goduta per decenni spendendo e spandendo i soldi altrui. Naturalmente l'egoismo teutonico non vuole assolutamente rendersi conto che la nostra rovina sarebbe soprattutto anche la loro, perché nel disastro generale non si salva nessuno, quando affonda il Titanic affogano anche quelli della prima classe, ma non vogliono accettare in nessun modo di fare la loro parte, avendo anche una fobia storica per la svalutazione di weimariana memoria. 

Spontaneamente non accetteranno mai gli eurobond o un rilassamento del rigore sulla spesa, men che meno vogliono ridiscutere il patto fiscale. In Francia invece si è girata la frittata. Partito per la pensione lo sbruffone con l'italiana al braccio, salta fuori dal cappello l'uomo invisibile che ha saputo intortare i galli, avendo capito che stava soffiando il vento antieuropeista da parte del ppopppolo, che anche lì non è mica diverso dagli altri, se gli tocchi due lire, si sente spellato vivo e vorrebbe che fossero gli altri a pagare. Di far sacrifici non se ne parla. Ora è probabile che le sparate anti euro fatte in campagna elettorale si stemperino con la realtà, ma di certo il nuovo corso non promette una luna di miele Merkhollandese. Oltre a questo tra 15 giorni ci saranno le altre elezioni francesi, dove la neonazi vorrà la sua parte di seggi, che non saranno neanche pochi. Infine abbiamo la Grecia, dove abbiamo visto dove possono condurre i grillismi e la furia acefala della folla. Un paese ingovernabile; forse nuove elezioni; il 7% di spartani con la svastica sulle bandiere che scorrazzano per le strade e dentro il parlamento, farneticando di non dare i soldi ai banchieri ebrei e altre cose del genere. Un paese ad un passo dalla guerra civile e dalla dittatura che azzererebbe tutto, dando il via alla caduta del primo mattone del muro europeo. 

Qui si potrebbe vedere se il nostro Monti ha le capacità che io gli accredito. potrebbe infatti avere la credibilità e la statura, in questo clima di generale debolezza di riunire il fronte dei paesi deboli e mettere i teutonici con le spalle al muro, portandoli di fronte con crudezza al baratro che si sta aprendo, anche per loro. Naturalmente nessuno dovrà dare l'impressione di cedere; si potranno trovare artifizi retorici in cui la sua democristianità potrà rifulgere, magari gli eurobond potrebbero chiamarsi Bond a progetto e lo sforamento del debito, finalizzarsi a casi specifici, una specie di co.co.pro. finanziari in cui noi siamo ormai maestri, ma una scelta di queste soluzioni accoppiate ad una certa garanzia che comunque un certo rigore verrà mantenuto, potrebbe essere accettabile per tutti e dare un po' di fiato alla macchina. Naturalmente bisognerebbe avere la forza di stroncare senza pietà il cagnaio dei politici locali, che appena sentito l'odore di un possibile riaccendersi delle possibilità di spesa, sono improvvisamente tutti diventati neokeynesiani d'accatto e cominciano a fregarsi le mani, mentre la luce sinistra dei lupi famelici brilla già nel loro occhi. Nuovi pacchi di soldi da divorare, per mantenere elettorato, clientele, loschi giri e mignotteria varia. Sarà una partita difficile e delicata, da giocarsi col fioretto ed il pugnale, qui invece le strade sono percorse dalla maraglia degli unni cornuti. I cervelli sono tutti emigrati a Tirana.


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Cabina elettorale.

Piccolo esame a bocce ferme? In questi giorni di dibattito politico ma soprattutto economico, sono stato molto a sentire le affermazioni di tutte le persone che conosco personalmente. Purtroppo non conosco nessuno di coloro che la crisi ha messo pesantemente in ginocchio, pensionati al minimo, cassintegrati, disoccupati che con ragione lamentano una difficoltà reale. Le persone con cui ho avuto contatto, invece, non hanno nella realtà alcun problema davvero importante di natura economica e se ragionassero, non potrebbero che dedurre di essere toccate dai vari provvedimenti, che in misura davvero marginale. Io, tanto per fare un esempio, che sono colpito da quasi tutti i provvedimenti di rigore governativi (forse l'unico da cui sono immune è la barca, poi non so neanche nuotare), se ragiono, pur girandomi l'anima, devo concludere che preferisco fare questo sacrificio invece di perdere tutto il cucuzzaro, andare alla posta a ritirare la pensione e trovare lo sportello chiuso, controllare l'ammontare dei miei piccoli risparmi di una vita e constatare che sono diventati fogli di carta straccia e così via, cosa di cui mi pare nessuno o pochi delle decine di milioni di italiani nelle mie condizioni si renda conto che accadrebbe. Perché deduco questo? Da tutti costoro, nessuno escluso, ho sentito solo urla belluine contro i tragici errori di questo governo che toglie loro anche l'aria che respirano invece di prendere i soldi a chi davvero ce li ha e so ben io chi sono!

 Naturalmente gli altri. La morte della giustizia, macelleria sociale, perdita di sovranità, non ascoltare il grido di dolore del ppopppolo e così via. Quindi naturalmente ci si è comportati di conseguenza nella gabina (come si dice ad Alessandria) elettorale. Costoro, che naturalmente alla fine sono andati a votare (c'è stato nella realtà solo un piccolo calo fisiologico) hanno premiato Grillo in maniera pesante, in Alessandria terzo col 12%, fregandosene del fatto che se fossero presi in esame le sue proposte deliranti (ritorno al medioevo tecnologico, ma internettiano, uscita dall'euro, annullamento del debito pubblico e altre grandi idee del genere) farebbero un bel falò di quanto loro rimane invece dei quattro spiccioli che gli ha preso il vituperato Monti. I partiti naturalmente hanno dato la loro bella mano, in totale crisi isterica, chi inseguito dai Carabinieri, chi terrorizzato dalle pernacchie dei vecchi elettori disamorati, erano chiamati in questa fase a lasciar fare le riforme di struttura che erano incapaci a impostare a qualcuno che si prendesse gli insulti e i pomodori, mentre veniva loro lasciato il compito di risolvere pochissime cose per tornare ad avere un minimo di credibilità. Eliminare o ridurre fortemente i compensi e i rimborsi elettorali, cambiare il porcellum, ridurre i mille rappresentanti ad un numero più umano. Nel loro ormai irrefrenabile cupio dissolvi, non sono neppure capaci di iniziare una di queste semplici cose e si avviano al suicidio definitivo cantando allegramente le stesse canzoni di sempre. Il PDL ormai dissolto, col capo (vero) in vacanza dal compagno di merende, il PD spaccato e assediato dai cani feroci della sinistra e del centro in gara a portargli via consensi, l'UDC che fa i conti di quanti voti perde sostenendo il governo. 

In aula devono votare a favore e appena usciti fanno proclami personali contro dicendo che sono contrari a tutte le decisioni che hanno appena votato, mettendo tutti i possibili bastoni tra le ruote ai provvedimenti solo per poter dire ai propri sostenitori, avete visto che siamo riusciti a far cambiare idea? La Slega, corrosa dal proprio marciume, fa a gara con SEL e IDV a chi la spara più grosse per poter carpire qualche votarello che se ne freghi di Tanzania e Albania, alzando la classica ultima bandiera di chi non sa più dove attaccarsi: non paghiamo le tasse, ottimo slogan per ogni stagione. Nessuno sembra rendersi conto che in questo paese, puoi mettere al timone le persone più serie possibili, ma non si può, non si riesce a fare niente, neppure le cose che all'apparenza sembrerebbero più semplici. Vuoi liberalizzare, cominciamo dalle cose piccole che sono più facili. Urla senza fine, farmacisti, tassisti, barellieri sulle barricate, gli avvocati no, quelli lavorano da dietro ma altrettanto efficacemente. Alla fine devi cedere ed annacquare il tutto. Vuoi fare una riforma del lavoro che finalmente consenta di correggere lo schifo che, con la complicità menefreghista di chi i lavoratori li doveva proteggere, ha devastato una generazione, dando il bocconcino dell'art.18 per farla passare? Niente da fare. Chi dice di essere dalla parte di chi lavora, si oppone fieramente, gli altri che prima erano d'accordo, terrorizzati di essere sulla barricata sbagliata, subito si accodano. 

Allora gli industriali, che per decenni hanno campato di svalutazioni competitive, rinunciando ad innovare e delocalizzando non per conquistare mercati, ma solo per risparmiare stipendi, autocondannandosi al fallimento, subito prendono la palla al balzo e vogliono annacquare la cosa al fine di continuare la loro ormai conclamata tratta degli schiavi (magari molti non lo sanno, ma i compensi degli "stagisti", ormai sono così tutti i nuovi lavoratori, sono inferiori agli stipendi cinesi). E tutti i partiti corrono loro dietro starnazzando nel pollaio. Il governo tenta di intaccare la voragine della spesa pubblica cominciando da tribunali inutili, arriva il Gabibbo a dimostrare l'impossibilità di farlo che anzi la spesa sarebbe ancora maggiore; chiudiamo ospedali che per la loro dimensione sono inefficienti e dove non si possono avere servizi adeguati, ecco che pazienti e dipendenti si strappano le vesti mostrando inattaccabili eccellenze che sarebbe un delitto distruggere; vuoi accorpare costosissime scuolette con un numero di allievi assolutamente incongruo, mamme e bambini si incatenano davanti alle porte in nome del diritto allo studio sotto la porta di casa. Non si riesce a fare niente di niente. Beh, dice il cittadino che ha in tasca la facile ricetta con cui si risolve tutto, l'uomo del so ben io quello che si dovrebbe fare, almeno le auto blu, quella è cosa davvero facile da ridurre. 

Praticamente impossibile. Ognuno ha la sua buona ragione per mantenerle. OK almeno un piccolo provvedimento che limiti a 1600, la cilindrata di quelle che verranno acquistate prossimamente. So che non ci crederete. Anche questo non va bene, alcune amministrazioni hanno fatto opposizione al provvedimento, motivando valide ragioni perché venisse cassato, mettendo in campo ambulanze e robe del genere. E se invece con un colpo di imperio si fossero abolite tutte? Poveri ingenui. Il giorno dopo Landini avrebbe fatto scendere in piazza gli operai cassintegrati causa diminuzione della produzione di auto, le assicurazioni avrebbero denunciato un tale calo degli utili da chiedere urgenti provvedimenti per poter applicare aumenti di tariffe, le famiglie rimaste senza lavoro dei circa 100.000 autisti delle stesse sarebbero in corteo permanente davanti a Montecitorio e voi dovreste fare attenzione a camminare al centro della strada per evitare i corpi dei carrozzieri in fallimento, che si lanciano dalle finestre per sfracellarsi al suolo finalmente liberi da Equitalia. Ma lo capite che in questo paese non si può fare niente! Siamo un popolo volgare che per decenni ha bussato alla porta di ogni politico di turno per farsi condonare la multa, per sistemare la veranda abusiva, per saltare il posto nella fila. La colpa è sempre degli altri e so ben io chi deve pagare, tutti col cappio in mano dove appendere il vicino di casa. E diamo la colpa a Monti quando i nodi vengono al pettine, ma mi faccia il piacere! Queste situazioni sono sempre sfociate in una dittatura. Molti nei discorsi da bar, già la auspicano. In Grecia si inneggia ai colonnelli. Noi siamo ad un passo.


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Eleggere e-leggere.

Ricevo dal caro amico Gian, questa meditazione sul tema elettorale, che mi sembra molto interessante ed attuale e non posso fare a meno di riportarvela pari pari.


Leggere scegliere eleggere. Prima di sceglierechi eleggere devi leggere il programma dei candidati. Il verbo latino eligere deriva da e-(da) e da lègere (cogliere, estrarre) e ha due traduzioni: 1) strappare, svellere; 2) scegliere, eleggere, nominare. Eligere aliquem ad imperium voleva dire “eleggere uno imperatore”. Cornelio Nepote scrisse “Elexit ad dispensandam pecuniam”: lo scelse per l'amministrazione del denaro. Electio, electionis è la scelta, l'elezione. Al plurale, la parola “elezioni” definisce la procedura con cui vengono eletti i candidati scelti dagli elettori. Candidati? Anche qui si ritorna al latino: candidatusera colui che indossava una “toga candida”. Ai tempi della Roma antica, infatti, coloro che si presentavano alle elezioni dovevano indossare una toga bianca per distinguersi. Oggi i candidati non devono indossare abiti bianchi. Certo sarebbero molto eleganti. E “visibili”: cosa ricercata e per la quale si gareggia in ogni sede. Ad ogni modo, come allora, i nostri candidativanno in giro sorridendo, salutando, stringendo mani e distribuendo “santini” con l'immagine e il motto, meglio conosciuto come slogan. E' un termine che deriva dal gaelico scozzese sluagh-ghairm, pronunciato slogorm. È composto da sluagh (nemico) e ghairm (urlo) e originariamente significava “grido di guerra”. Lo slogan è fondamentale nella pubblicità. In ogni settore. Più del prodotto e più del programma. A volte è proprio un grido di guerra e viene urlato per sopravanzare gli altri sloganCosa significa candidarsi? Significa presentare la propria persona ad un gruppo di persone che, con il loro voto, scelgono la persona che vincerà quelle elezioni. Ci si candida per una carica politica, per una rappresentanza sindacale, per la presidenza di un ente, azienda, associazione. 

Cosa bisogna fare per candidarsi? Beh, innanzitutto per candidarsi bisogna essere “candidi”. Ma candidi in che senso? Candidi nel senso di avere la fedina penale pulita, senza macchie. O anche candidi nel senso di avere candore. Il candor animi in Ovidio viene tradotto con schiettezza d'animo, sincerità, innocenza, lealtà. Tutte qualità positive ed encomiabili. Talvolta però candore è timidezza, timore, paura. Eh no! Bisogna essere “senza macchia e senza paura”. Proprio un bel motto per un candidatus che voglia essere onesto e anche intraprendente. Come i cavalieri senza macchia e senza paura della Tavola Rotonda. Peccato che ogni tanto la candidatura sia in realtà una “imbiancatura” di facciata. Come quando si dà il bianco in una stanza coi vecchi muri anneriti dal termosifone, ammuffiti dall'umidità, scrostati dall'incuria. E' l'immagine del candidatus che è “vecchio” dentro, annerito dalla coscienza sporca, ammuffito dalle frequentazioni inquinate, scrostato dai vincoli ricattatori. Viceversa l'appartamento magari non moderno, ma ben ristrutturato, ci dà l'immagine del candidatus con la coscienza a posto, le frequentazioni pulite, i vincoli solo d'affetto. E qual è il percorso di un potenziale candidato? Per arrivare a candidarsi ci sono diverse strade. La “via maestra”. E' larga (di progettualità), alberata (di buone intenzioni), ben lastricata (di solide basi culturali). Ma è anche molto lunga. Lunga da percorrere. Può indurti alla rinuncia, alla resa. Le “vie traverse”. Sono meno larghe, con poco marciapiede e asfalto accidentato. Ma sono corte. Rapide da percorrere. Possono indurti in tentazione. Infine, i “vicoli”. Sono stretti, sconnessi, poco illuminati. Sono molto corti. Li percorri in un attimo, senza fatica, senza occhi indiscreti, senza scrupoli. E allora? Candidarsi o non candidarsi: that is the questionEssere corruttibile o non corruttibile? Sia prima del voto, sia dopo la conseguita elezione. Caro candidato, non ci sono “vie d'uscita”. Tu dovrai sempre scegliere, eligereElezione è “lezione” di vita. Durante la campagna elettorale: lezione di stile, di buon gusto, di buone maniere. Dopo aver raggiunto la poltrona: lezione di umiltà, di dedizione, di esemplarità. 

Già, essere di esempio ai collaboratori e ai concittadini. Poi, a fine mandato, essere di compiacimento per gli elettori. Cicerone chiamava i cittadini più ragguardevoli viri electissimi civitatisElezione è lezione? Sì, in ogni caso è sempre una lezione. Eleggere è leggere? Quasi mai. Chi legge il programma del suo candidato? Chi cerca di leggere nel pensiero dell'uomo o della donna che voterà? Leggere nel pensiero!? Sì, per scoprire le sue vere intenzioni, le cose che “vorrà” fare e le cose che sa di non “dover” fare. I candidati, per farsi eleggere, dovrebbero farsi leggere nel pensiero. Come? Sottoponendosi, spontaneamente, alla macchina della verità. Così, però, sarebbe troppo comodo! Tu, elettore, non dovresti neanche più eligere, scegliere. La macchina della verità infatti (se non è adulterata, cioè se dice la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità) ti toglierebbe la fatica della scelta. Attento! Ti toglierebbe la “libera scelta”, tesoro impagabile dei paesi non totalitari. Eligendi potestas: la facoltà di scelta. Il libero arbitrio. Sì, la macchina ti direbbe chi è l'onesto, chi il volenteroso, chi il disponibile. E sceglierebbe al tuo posto. Peccato che sarebbe un'altra delle tante macchine e macchinazioni programmate e costruite dal Deus ex machina di turno. Meglio rischiare di scegliere, di leggere e di eleggere chi ti pare. Magari facendo come Cicerone che scriveva minima malorum eligere, scegliere il male minore. Quindi, corriamolo questo rischio. Ci sono tanti proverbi che i progenitori ci hanno predisposto, sul rischio. Non mandiamolo in estinzione, il rischio. Costruiamoci una piccola, personale “riserva” del rischio. Un angolo della nostra mente dove tenerlo pronto e farlo uscire al momento opportuno. Nel momento in cui dobbiamo scegliere. Carlo Maria Martini, pastore della diocesi ambrosiana dal '79 al 2002, ha detto: “Chi non prende decisioni si lascia sfuggire la vita. In confronto, il rischio di prendere una decisione sbagliata, che andrà corretta, è inferiore.”


Mi pare comunque che questo invito alla partecipazione come minore dei mali, sia stato colto appieno, a dispetto delle previsioni, magari ne parleremo meglio domani ad urne aperte, dopo aver elaborato anche quanto accaduto in Francia e soprattutto in Grecia.


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Alle urne, alle urne!

Nella mia città siamo meno di 90.000. Ci sono 16 candidati sindaco (+ 2 non accettati e uno che si è ritirato per motivi di salute). In elenco 33 liste, ognuna con uno sterminato numero di candidati, quasi 800 persone, dei quali conosci un notevole numero, che incontri continuamente per strada e che ti chiedono il voto. Credo che rappresentiamo un record. Il giornale ha addirittura pubblicato una dimostrazione fotografica di come si debbano tenere allargate le braccia per potere dispiegare completamente la scheda elettorale. Peggio che in certi paesi terzomondisti. Non è male per una città abituata a veleggiare nella bassa classifica delle province italiane a braccetto di tante vituperate aree meridionali. Altro che antipolitica, non mi sembra che ci sia mai stato un così forte desiderio di avvicinarsi alla mensa imbandita, c'è addirittura una tale ressa, da creare un ingorgo insuperabile davanti alla porta del comune. Perché si continua a dire che che gli italiani odiano i politici e la politica stessa? E' una sindrome contraria a quella sportiva. L'italiano è uno straordinario amante dello sport a patto che lo facciano gli altri e lui possa seguirlo comodamente sdraiato in poltrona. 

Nell'agone elettorale è proprio invece, paiono tutti assatanati dalla politica attiva, tutti si mettono gagliardamente a disposizione, al servizio del cittadino; che straordinaria dimostrazione di disinteressata dedizione al bene comune! Sono davvero contento che la mia città smentisca in maniera così categorica tante frasi fatte. Qualcuno dirà, malevolo, che tanta più gente si è accorta che sulla tavola imbandita è rimasto più poco da divorare e che bisogna affrettarsi prima che si portino via tutto anche le briciole. E' un po' così l'italiano medio, non si scandalizza troppo se stanno divorandogli ogni cosa, dignità compresa, piuttosto si altera appena si accorge che non rimane più nulla per lui. Il disinteresse, oltre alla coerenza, è una delle note caratteristiche dell'animo mandrogno e io ne sono fiero, anzi adesso scusatemi ma devo correre al mio seggio per poter votare in tempo. Temevo che la paura di un prossimo commissariamento della città per debiti, avrebbe reso vacanti delle posizioni, ma mi sbagliavo, pare che buttarsi nel guano alla fine abbia sempre la sua convenienza, qualcosa in fondo al truogolo rimane sempre, poi si può sempre dare la colpa al governo che prende sempre agli stessi.


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