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Una promessa di estate.

Anche nel cielo di oggi, prosegue l'eterna lotta tra nuvole bigie, rigurgito di un passato che non vuole arrendersi al naturale trascorrere del tempo e i raggi di sole che, giovani e forti, cercano di aprirsi varchi, di riscaldare almeno un poco. Sembrano arrendersi certo e magari per qualche giorno tornerà qualche brivido invernale, ma il destino naturale prima o poi li farà emergere, anche per naturale consunzione di nonno inverno. Che stagione difficile questa primavera, fatta di alti e bassi in fondo così fastidiosi. Avverti sempre o troppo tepore, quasi una novità a cui non sei abituato e che ti fa sudacchiare con fastidio e subito dopo raggeli per i ritorni di tramontana di un passato prossimo che non vuole arrendersi. Ma allora esistono ancora le mezze stagioni. Sono difficili da gestire, certo, non sai come vestirti, sempre troppo o troppo poco, per ripararti da questa pioggia ancora gelata che vuole affermarsi dicendoti: eh no, mio caro da questa situazione non si esce, devi fare i conti in ogni caso con questo tempo cupo e micranioso. Negli attimi in cui, invece paiono affermarsi le forze fiere e vitali della giovane estate in arrivo, anche qui un senso di disagio per la mutazione, comunque inevitabile. Animale delicato l'uomo che non vuole arrendersi ai cambiamenti. 

Un prodotto di nicchia geneticamente conservatore. Eppure basta andare per la campagna e vedi lo specchio della vita. E' già una settimana e i meravigliosi gialli limone dei campi di colza che parevano tappezzerie infinite tra gli ocra scuri della terra bagnata, lucida di brine dissolte, con le file infinite delle due foglioline delle pianticelle di mais appena nato, sono tutti sfioriti e hanno lasciato spazio al grigioverde pallido della foglia umile e dei fusti che cominciano ad indurirsi, consapevoli, loro sì almeno, del loro breve destino. Il verde nero del frumento, ormai non è più erba. Preso da quella smania che sentono gli adolescenti, senza capire ancora bene di cosa si tratta, si è lanciato verso l'alto, in una levata prepotente e ambiziosa, tutti i giovani vogliono dimostrare almeno di esistere; e già  intravedi le prime spighe che fuoriescono dall'ultima foglia lanceolata diritta, puntata verso il cielo come una sfida orgogliosa, che sale qua e là, ancora flebile, ma decisa a gridare: vedrete che ce la faremo. Si aiuteranno da sole a farcela, a trasformarsi in spighe mature e piene, perché comunque l'estate verrà. 


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Yǔ.

Non si sa davvero il perché  la pioggia induca quel leggero senso di tristezza, di malinconica e struggente malia che ti prende quando il cielo è grigio, l'umidità nell'aria si fa palpabile e l'acqua che, poca o tanta cade dal cielo, ti lascia la sensazione di avere tutta la schiena bagnata. Eppure in altre parti del mondo non è così. In tutto l'Oriente e nell'area monsonica in particolare, la pioggia è attesa con speranza ed ansia allo stesso tempo e il suo arrivo festeggiato con manifestazioni di gioia. Forse perché fino a pochi decenni fa, la vita ed il benessere di quelle aree del mondo era totalmente legata all'agricoltura, così il contadino ama la pioggia indispensabile al rigoglio della natura. Non per tutti certo, un noto proverbio cinese dice : Il contadino desidera la pioggia, il viandante il bel tempo. Da noi che siamo sempre stati più pretenziosi, alcuni agricoltori, al tempo delle mie frequentazioni campestri bofonchiavano: Speriamo che piova sul grano, però se non piovesse sulla vigna... lasciando la frase in sospeso a riprova della incontentabilità umana. 

Il pittogramma cinese che raffigura la pioggia, yǔ -雨 ,  è quanto di più intuitivo ci possa essere. Ecco infatti, molto simile al segno originale di oltre duemila anni fa, il tratto verticale che significa Cielo a cui è sospeso un contenitore virtuale, la nuvola, con quattro deliziose goccioline che cadono verso il basso. Una immagine davvero semplice ed efficace che ritroviamo in molti composti come: yǔ yī - 雨衣 -Impermeabile, ottenuto aggiungendo il carattere di Vestito, oppure sovrapponendolo al segno di Risaia con cui otteniamo: léi -   - Tuono, che il contadino sente quando è al lavoro nei campi al preannunciarsi della pioggia appunto. Comunque per chi va da quelle parti meglio non fare cenno al gioco delle nuvole e della pioggia, che come vi ho già spiegato, ha un significato estremamente volgare. Aspettando allora che torni la primavera, godetevi questo video segnalatomi da Diego. Intanto speriamo che smetta, perché dovrei uscire.










Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori

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