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Sui.

In Cina, in una tomba di circa 1000 anni fa (periodo degli Zhou occidentali) sono stati trovati scheletri di schiavi sacrificati per accompagnare il loro padrone nell'al di là. Si tratta di ragazzi tra i 7 e i 15 anni incatenati ai piedi e al collo. Il concetto che il lavoro dipendente sia in ogni caso una schiavitù con diritto di vita o di morte è un concetto ben radicato ed accettato, anche da chi lo subisce, nella mentalità cinese, come vediamo da tanti fatti di cronaca che emergono di tanto in tanto. Tutto questo è già ben ritrovabile nella lingua. Ecco allora l'ideogramma di oggi : Sui - trascinarsi, che come vedete dalla sua evoluzione millenaria  qui sotto, raffigura un uomo incatenato che si trascina faticosamente, con i piedi in grado di fare solo piccoli movimenti. E' un radicale molto presente nella lingua cinese ed è la prova grafica di questa realtà. Il radicale forma molti composti mantenendo questo senso di fondo. Ecco 致 zhì,  che significa dedicarsi. Ma il più chiaro ed evocativo di tutti è il moderno bisillabo che unisce a zhì  il segno che indica Forza, per dare il vocabolo 致力 -  zhì lì, che vuol dire :Lavorare per qualcuno (essere un dipendente), in altre parole offrire (volontariamente) il proprio lavoro, la propria forza come schiavo. 

Questo concetto del darsi in schiavitù volontaria, che rimane ben chiaro ai cinesi, è mascherato sotto varie forme nella cultura occidentale, che, con concetti dettati principalmente dai datori di lavoro e dal potere costituito, parla genericamente di dignità e nobiltà del lavoro, chiacchiere palesi per mantenere la tranquillità sociale. In realtà il rapporto tra padrone e schiavo è sempre concettualmente uguale. Chi si offre cerca di fare il meno possibile pretendendo il più possibile, chi ti prende pretende tutto quello che può spremerti in cambio del meno possibile, meglio ancora di nulla e se può ti prende anche quel poco che hai. In questa lotta oscillante stanno tutti gli stadi intermedi della nostra società e non c'è vergogna, né sommovimento etico se uno ruba o fa altro invece di lavorare o se dall'altra parte ti sfruttano senza pietà senza garanzie e pagandoti il meno possibile, usando la scusa di false necessità temporanee o con finti stages o partite Iva fasulle. E' un concetto ontologicamente incluso nella categoria del lavoro dipendente. Bisogna farsene una ragione e basta.



Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori



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Plast 2012.


A volte basta un sentore, un profumo, un odore. Il cervello dell'uomo è davvero uno macchina strana. Entri in un luogo, senti rumori, movimenti e subito si accende qualcosa; avverti una fragranza particolare e immediatamente scatta la sensazione e la catena dei ricordi si mette in moto come quando schiacci lo start del computer e la macchina comincia a girare, a scavare nei meandri delle connessioni per ritrovare momenti dimenticati, ma che non erano perduti, solo accantonati, catalogati, archiviati e tutto questo mette a sua volta in moto l'onda del sentimento, che non è razionale e meccanica, ma che si nutre di dati per creare sensazioni, afflati, desideri, onde di nostalgia assolutamente irrazionali e non meccanicistiche. Così l'altro ieri, entrato negli alti padiglioni della fiera a Milano, mentre l'occhio correva a decrittare in automatico marchi vecchi e nuovi e lo sguardo vagava inutile sulle rotondità esibite delle standiste fasciate e strizzate dei classici tubini da fiera, alle spalle mi aggrediva un aroma silenzioso, malandrino e ammiccante, quel particolare ed inconfondibile e grato odore di plastica estrusa che aleggia nell'aria delle fiere del settore, e che accompagna inequivocabilmente i tonfi cadenzati delle presse, tamburo sacro di questa religione, battito zen imperturbabile del moderno demiurgo. Eccomi subito entrato in questo mondo come una Alice in una Wonderland  piena di giocattoli grandi e luccicanti, macchine creatrici dalle cui bocche escono implacabili, tubi, fogli, fili; animali metallici giganti che aprono magicamente le loro fauci per fare apparire oggetti cavi, stampati, soffiati, riempiti, plasticamente modellati dalla fantasia del Creatore che ne ha plasmato le linee, curve e filanti, ripetibili all'infinito. Arte pura. 

L'onda dei ricordi corre nella macchina del tempo e tra gli spazi incontri subito facce conosciute, solo un poco più invecchiate, pacche sulle spalle, amici, gente che cercava di soffiarti i  clienti e con cui ora prendi un caffè caldo e ricco di rimembranze, vecchi clienti invece, con cui hai lottato per ottenere una firma e che ti salutano con piacere. Sdradsvuitije, kak diejlà? Le lingue si rincorro. E' davvero un ripiombare indietro nel tempo, un ripercorrere strade lontane valutando la tua fortuna di non aver lasciato dietro le spalle acredini o conti sospesi, ma solo un pizzico di nostalgia. Non siate irridenti valutandomi con l'aria di sufficienza con cui si guardano i vecchi al ricovero; è stato il mio mondo per una ventina di anni, mi avrà pur lasciato un solco nel cuore e io pure avrò lasciato un piccolo segno del mio passaggio, non vi pare? Allora lasciatemi crogiuolare in questo sentimento dolciastro, così piacevole per gli amici rivisti, i conoscenti incontrati, reso un po' triste solo dal vedere situazioni che la durezza del mondo economico e la rapacità di  qualcuno ha reso particolarmente difficili, sempre per gli stessi, naturalmente, la parte debole della macchina produttiva, quei dipendenti  di una antica azienda torinese che sta chiudendo vinta dalla lotta spietata e dalle astuzie furbesche delle pieghe del mercato, ventre molle dove affondare il bisturi che non conosce le persone ma solo i numeri. Me ne sono tornato a casa dal Plast 2012 con ancora le orecchie carezzate dai tonfi delle ginocchiere, dal frusciare del film di polietilene che si arrotola, dal ticchettare dei tappi che cadono come cioccolatini colorati dallo stampo. Questa mattina me ne sono ritrovato uno in tasca; deformazione professionale, la mano in automatico raccoglie ancora i campioni, per esaminarli più tardi, con occhio critico e curioso. Arrivederci ragazzi, buona fiera. 


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Yòng.

foto dal web

Il carattere che esaminiamo oggi è uno dei più usati nella lingua cinese. Infatti il nostro yòng - - significa appunto Usare. L'ideogramma rappresenta uno dei più famosi modelli classici dei vasi di bronzo a tre piedi che venivano utilizzati anche come ex voto agli antenati. Nel tempo si è cristallizzato il significato di Uso, Usare, appunto traslando dall'oggetto alla sua funzionalità. Essendo un vocabolo ed un significante di utilizzo frequentissimo lo troviamo anche come componente di  altri moltissimi caratteri. Ad esempio in unione con uncino e albero, particolare che caratterizza molti strumenti fabbricati in legno, dà luogo a tǒng -  桶- secchio, cesto, appunto strumento di raccolta in legno con manico da appendere ad un uncino. Ma tra i molti altri, vorrei portare la vostra attenzione su uno in particolare, che come sempre dimostra come la lingua illustri molto bene la mentalità e la cultura di un paese. Se infatti accoppiamo il nostro Usare al segno stilizzato di Uomo, individuo, che già ben conoscete otteniamo yōng -  - Assumere. e accoppiato a Lavoro abbiamo : 佣工 -Yong Gong - Persona assunta. Quindi nella mentalità cinese il lavoratore è per definizione una persona da "usare" come un qualsiasi altro strumento di lavoro, una cosa da sfruttare al massimo per quello che può dare, salvo poi buttarlo quando sia superato o consumato. Orribile vero? Ma pensate che da noi siamo molto distanti da qui? 


O che invece con i milioni di contratti a termine, false partite Iva e falsi stage gratuiti, non li abbiamo ormai scavalcati da tempo i nostri amici cinesi. Ormai una intera generazione di italiani è "usata" in questo modo, con la totale e completa connivenza di sedicenti sindacati che per oltre un decennio hanno ignorato completamente la questione, anzi avallandola, preferendo battersi, con faccia truce, per la crisalide dell'articolo 18, quella sì assolutamente inutile alla quasi totalità dei lavoratori, come ben sa chi ha frequentato fabbriche e luoghi di lavoro vari. Però è più pagante forse per i propri (pochi iscritti) gridare e scendere in piazza per una bandiera dietro cui non c'è nulla di concreto, fregandosene di spingere in quella direzione, anzi, ben a braccetto con questa opposizione scellerata  costituita dal peggio dell'Italia becera e razzista che sta impedendo anche quell'accenno di sviluppo proposto per andare nella giusta direzione, di tentare di estendere pragmaticamente almeno un po' dei diritti che contano alla moltitudine di chi ancora non ce li ha. Non è corretto (almeno io credo) dire che per dare a qualcuno non devi togliere ad altri, perché la trattativa è comunque fatta sempre di un concedere qualcosa per ottenere qualcos'altro e mai come in questo caso si stava ottenendo di aprire una strada per riportare alla dignità milioni di persone, rinunciando ad un simulacro vuoto che non sta nei fatti proteggendo nessuno. Ma come dappertutto, anche da noi pare basti gridare più forte degli altri per ottenere consenso.

Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori

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