Showing posts with label Unione Europea. Show all posts
Showing posts with label Unione Europea. Show all posts

Manuale di economia politica 7: Quante probabilità?

Se parli in giro, hai l'impressione che tutti si stiano preoccupando delle punture delle zanzare, mentre stiamo seduti su una bomba atomica. Eppure quel ticchettio che si sente non è lo spray dell'Autan che non si è ancora attivato. Qualcuno fa auspici strani che se si avverassero travolgerebbero in primo luogo proprio chi li fa, ma senza rendersene conto. Ma sì usciamo dall'euro, che tanto non bisognava neanche farlo, chiudiamo le banche che ci affamano, mandiamo a casa i professori (con disprezzo) che tanto non capiscono niente sostituendoli con le locuste. (I cattivi studenti se la sono sempre presa coi professori, non avete notato?). Ragazzi tutto è possibile, basta capirne le conseguenze. Ogni scenario, per quanto terribile, non è mica uguale per tutti; per qualcuno è mortale per altri può essere vantaggioso, basta che chi lo vuole, capisca da che parte si troverà il giorno dopo. Cosa può capitare? Di tutto, con varie percentuali di probabilità naturalmente. Vediamo un po' con calma. 

Scenario 0: L'incubo. In altri tempi, come ho già detto queste crisi, anche di minore portata, venivano risolte con una guerra. Si rompeva tutto, azzerando ogni cosa e si ripartiva con una sana ricostruzione. Iperinflazione alla russa o argentina, popolazioni alla fame. Dittature sanguinose, ma democraticamente elette da cittadini che chiamano l'uomo forte. Lo darei per molto improbabile, 1/2% (anche se non impossibile eh, attenzione!).

Scenario 1: La tempesta perfetta. Elezioni in Grecia al disastro e sua uscita dall'Euro; tensione ed irrigidimento delle posizioni in Europa, domino con caduta a catena di Portogallo e Spagna. Poi tocca a noi. L'euro finisce. La Neolira svaluta subito del 50%. Caduta di diversi punti del PIL italiano. Nei primi giorni fuga totale dei capitali in luoghi sicuri. 60% di italiani alla fame, quella vera, non quella sbandierata per non pagare 200 euro di IMU, taglio globale della socialità. Fallimenti a catena delle attività legate al territorio e alla consumo interno. Aumento esponenziale dei clienti delle mense della Caritas. Mica cacca per tutti, eh. Rafforzamento (momentaneo ) delle aziende esportatrici (per questo molti industriali incapaci auspicano l'uscita dalla moneta unica). Soluzione del debito dello stato, che si ridurrebbe alla metà in termini reali, alle spalle dei risparmiatori. Salvezza anche per le casse delle banche che ripianerebbero in parte gli errori commessi fino ad ora. Grandi patrimoni salvi in luoghi sicuri in valute protette. Buoni affari anche per la speculazione finanziaria. Per una ripartenza necessari almeno una decina di anni o più, con molte vittime alle spalle, la parte debole della popolazione (oltre il 50%), pensionati, redditi fissi, senza lavoro. Dopo il bagno di sangue iniziale, migliore prospettiva per i giovani svegli. Darei a questo scenario tra il 10% e il 20%.

Scenario 2: Il disastro. La melina continua. L'euro riesce a tenere ma a prezzo sempre maggiore. Tra le spinte centrifughe europee non c'è accordo che consenta decisioni comuni e si continua a traccheggiare in maniera da provocare continui alti e bassi. Continua il momento depressivo. La crisi striscia ancora per qualche anno senza lasciare intravedere spiragli di uscita. Qualche paese cede a tentazioni autoritarie, in altri si cade in mano al populismo più distruttivo. Aumento della disoccupazione costante e diminuzione delle attività. Tutto continua come adesso nell'acrimonia delle accuse incrociate. Incremento generalizzato della povertà. la recessione continua a strisciare. Si salvano i risparmiatori e chi mantiene il lavoro. Male per giovani, commercio e PMI (il 90 % delle imprese italiane). Partiti autosuicidati e occupazione dello spazio politico da novità tragicamente negative. Questo è il teatro più probabile. Lo darei a oltre il 50%. Uscita solo quando eventi nuovi ed esterni fungeranno da traino forte per il paese intero.

Scenario 3: La speranza. Gli elettori greci ragionano. L'area euro riesce a mediare sugli spigoli più forti. Si soffre ancora un annetto, prima di una lentissima ripresa. Una parte del paese continua a stare male, area povertà e disoccupati. Gli imprenditori capaci si riorganizzano e colgono le occasioni, crescendo. Male per quelli che hanno sempre campato di sussidi e alla giornata. Pulizia nei partiti. Qualcuno trova la capacità di resistere. Non tutti quelli che pretendono di sostituire i vecchi alla greppia sono farabutti o infami, anche qui si riesce a traccheggiare. Dopo qualche anno potrebbe andare meglio, trovandosi anche con i conti in ordine ed aziende sane. Qui siamo al 20%, 25% massimo di probabilità.

Scenario 4: Il sogno. Accordi europei sani e concreti che mostrano ai mercati sicurezza e protezione della moneta senza margini di dubbio. (Eurobond e ecc.) Calo della pressione dei mercati sulla moneta. Allentamento, leggero, della rigidità sui bilanci nell'Unione, conseguente leggera diminuzione del valore dell'euro con fiato all'export, anche se pagato con un limitato aumento  inflattivo, non oltre il 10%. In Italia i partiti lasciano davvero mano libera al governo che procede con rapidità su Lavoro, Taglio alle spese statali, Costituzione di società per i beni pubblici da alienare a diminuzione del debito pubblico, Gesti simbolici da parte della politica con riduzione dimostrative di costi, emolumenti, privilegi. Inizia un circolo virtuoso innescato anche dal volano ricostruttivo delle aree del terremoto. Ripresa graduale dell'occupazione e ritorno al segno positivo in un anno, accompagnato da una ripresa internazionale che aiuta la crescita. Bene per molti, disastro per la speculazione che aveva puntato sul sul disastro. Purtroppo non più del 5% per questa auspicata possibilità. 

Comunque non turbatevi troppo, qualunque cosa succeda qualcuno alla sera prima di andare a dormire, riderà contento e poi nella realtà le cose sono molto più complicate di come ve le ho raccontate e purtroppo vanno da sole nelle direzioni e nei gorghi che forma la corrente, al di là della volontà dei singoli. Certo remare nella direzione giusta aiuta, ma forse non basta..


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Economia politica 1.

Manuale di Economia politica 6: Economia e morale.

La gente in giro è talmente incarognita perché gli pelano due lire che in generale si rifiuta di fare qualsiasi ragionamento logico. Normalmente quando si grida così tanto ed in maniera stridula, è perché le energie sono davvero ancora molte, dove i disastri sono avvenuti (Argentina, Russia, Ukraina, ecc.) la gente era così massacrata che non aveva neanche la forza di andare nelle mense dei barboni, anche perché non c'erano più neanche quelle e nessuno si rende conto è lì che si va a finire. Difficile quando si cerca di parlare di economia, non farsi venire sulla voce da chi invece confonde i problemi con l'etica e la giustizia sociale. Sono piani diversi che non bisogna mescolare. Se si vogliono discutere i risultati delle materie scientifiche non si può tararle col metro della filosofia. Se si cercano le soluzioni per risolvere una equazione non si può metterne in discussione la valenza etica. Quello fa parte di un altro discorso, sacrosanto (e a cui io sono sensibilissimo) ma che va fatto a parte. Dunque vorrei fare solo poche semplici considerazioni sulla situazione economica. L'economia mondiale si trova in una delle sue cicliche crisi (non interessa di chi sia la colpa, questo attiene all'altra discussione). Ogni crisi dopo un certo numero di anni si risolve in modi differenti e con conseguenze differenti. Quella odierna, deriva da scompensi finanziari dovuti ad uno scarso ed insufficiente controllo da parte dalla politica, in questa fase molto debole rispetto al potere economico. 

Nell'ultimo anno la specificità di questa crisi è virata, da quella nata sui debiti della gente a quella della insostenibilità dei debiti sovrani (degli stati). La crisi, nella sua fase più acuta, è condizionata dalla lotta pesante che avviene tra le diverse potenze economiche mondiali, volte a guadagnare sempre maggiore consistenza o a non perderla. Gli Stati Uniti che temono di vedere diminuito la loro posizione dominante e condizionate; il blocco europeo che pur indebolito, nel 19imo secolo, aveva fondato la sua way of life sullo stato sociale e le potenze emergenti, in cerca di spazio ed in crescita tumultuosa grazie alla (temporanea) mancanza di socialità, freni conservativi, spietatezza tipica delle fasi di accumulazione primaria del capitale e naturale vigoria dei paesi giovani e "barbari". Il metodo più seguito in passato per risolvere questi problemi era un bel conflitto armato, una guerra salvifica, un bagno di sangue dopo il quale, placati gli animi, il vincitore imponeva la sua dottrina e la ricostruzione dava nuovo slancio all'economia mondiale. La seconda soluzione, è più tipica per risolvere i macrodebiti statali ed è talmente semplice da essere stata scelta nella maggior parte dei casi passati e recenti. 

La svalutazione pesante (ipersvalutazione come quella argentina, russa, ukraina per fare esempi recenti), risolve automaticamente i problemi dello stato, che vede il suo debito annullarsi in termini reali, in quanto, a seconda della quantità di nuova moneta stampata, rende carta straccia i titoli emessi da onorare ed anche i debiti verso i singoli, come ad esempio le pensioni che vengono di fatto talmente ridotte in potere d'acquisto da potersi considerare nulle. Una svalutazione forte, ma più strisciante, è ugualmente molto pesante per la popolazione, ma meno avvertita e compensabile con effetti tampone (come è avvenuto per anni in Turchia, Islanda e nella stessa Italia pre-euro, ricorderete la svalutazione degli anni 70 che portò gli stipendi da 200.000 a un milione in un paio di anni, con la scala mobile e quella dei 90 con la nostra uscita dallo SME). Questo tipo di soluzione, la cosiddetta svalutazione competitiva, che comporta meno effetti di disordine sociale della prima, è assai appetita e sponsorizzata dal mondo produttivo che ne trae un seppure momentaneo vigore, senza considerare che la boccata di ossigeno è comunque transitoria e, mantenendo in vita molte aziende incapaci di stare in un mercato sano, provoca una sempre maggiore mancanza di innovazione e condanna il paese al declino, come è avvenuto da noi negli ultimi decenni. Gli Stati Uniti, avendo una banca centrale, hanno scelto questa strada, stampando moneta se pur in maniera moderata. 

L'Europa si trova in una situazione molto particolare, in quanto la parte più forte, la Germania, che grazie a governi saggi, con la collaborazione di rappresentanze sociali altrettanto sagge e ragionevoli, ha preso in mano il problema in tempi favorevoli, ha potuto, con sacrifici moderati e stemperati nel tempo, porre in atto situazioni che le consentono una notevole competitività economica ed innovativa, tale da non temere in alcun modo le economie emergenti, non mettendosi certo in lotta sui prezzi, dando qualità e tecnologia talmente appetita da renderla facilmente esportabile in Cina e in ogni parte del mondo. Per contro la maggior parte degli altri paesi europei, guidati da politici furfanti, incapaci e spesso ladri matricolati, a braccetto con rappresentanze delle parti sociali altrettanto incapaci ed interessate solo a proteggere giardinetti privilegiati ed insostenibili, fregandosene allegramente di chi in quelle aree di privilegio non avrebbe più potuto entrare, non si sono preoccupati minimamente di questi problemi, rendendo l'Unione, che purtroppo è solo economica e non politica, con una centralità decisionale, sbilanciata e debolissima a causa di questi scompensi, che anzi si accentuano, grazie all'intercambio fisso dell'euro, tra Germania e gli altri. 

A questo punto il governo tedesco, spinto dall'opinione pubblica interna che se ne frega in maniera miope della situazione degli altri e non vede perché il paese virtuoso dovrebbe fare altri sacrifici per levare le castagne dal fuoco ai lavativi, impone politiche di estremo rigore, terrorizzato da possibilità inflattive che teme come la peste visto il suo passato, non comprendendo che se questa strada strettissima fallisce, si ritroverà a sua volta col culo per terra. Anche lì (purtroppo) il governo deve rispondere all'elettore e si fa influenzare dall'umore becero del popppolo, grazie anche all'appoggio di governanti  di piccolo spessore di paesi confinanti. Le leggi economiche confermano che la via più indolore di soluzione della crisi per l'Europa e per l'Italia in particolare (che non può ovviamente prendere queste decisioni da sola), sarebbe l'istituzione di Eurobond che fornirebbero un ombrello più credibile ai debiti sovrani dei paesi deboli ed una riduzione del rapporto di cambio euro/dollaro controllata che contribuisse a rendere più efficaci le misure strutturali che i paesi più incapaci e mal governati stanno mettendo in atto in fretta e furia, tra l'ira popolare. 

Questa alternativa sarebbe ancora più risolutiva se contemporaneamente si costringesse la Germania ad uscire dall'Euro, riducendone i vantaggi competitivi che sfrutta indebitamente grazie all'impossibilità di riequilibrare i rapporti di cambio. Questa strada (che è comunque checché se ne dica, la più indolore per i cittadini, cerchiamo di ricordarcelo) si potrà intraprendere se le varie elezioni in corso consentiranno di creare un fronte comune antitedesco che metta alle corde la Merkel, mettendola di fronte alla realtà. Per nostra grande fortuna abbiamo persone credibili che possono far parte di questo gruppo, anzi magari di guidarlo, sempre che gli ululati dei masanielli d'accatto e le facce contrite, ma prepotenti di chi ha mandato in rovina il paese e invece continuano a presentarsi sui teleschermi macinando sentenze a denti stretti e sbavando veleno, gli permettano di farlo. Il giusto e l'ingiusto non c'entrano nulla, magari di quello ne parlerò domani (se ne ho voglia).


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Economia politica 1.