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La storia di Autunno Fiorito e il rifiuto della posizione del dimissionario.


Autunno fiorito e Kao Tsung. 


E' noto come, nel Celeste impero, mentre si è sempre mantenuta una grande pruderie per tutto quanto riguarda il sesso, non solo nella pratica pubblica, ma anche e soprattutto nel linguaggio, ci sia sempre stata una totale disinibizione su tutte quelle altre funzioni corporee e fisiologiche che invece da noi vengono etichettate come sconvenienti a partire dalle varie rumorosità, per finire agli eventi veri e propri. Nessun imbarazzo dunque per queste esigenze, a partire dalle ben note toilettes comuni, che ancora qualche anno fa i turisti nostrani affrontavano con un certo imbarazzo. D'altra parte in tutto il periodo Ming era assolutamente comune che una servitrice accompagnasse i padroni nella toilette, aiutandoli alla bisogna con una catino di acqua calda e pannicelli di lino umidi e profumati. A testimonianza di ciò, si racconta che il grande amore tra l'imperatore Kao Tsung e la bellissima concubina Autunno Fiorito, sia nato proprio in queste circostanze. Il giovane principe, accompagnato come di consueto di primo mattino, nella apposita sala dedita a queste funzioni,  terminate le sue incombenze e colpito dall'avvenenza della fanciulla che armeggiava col catino, le spruzzò un poco di acqua sul viso, gesto di una allusività davvero indecente. Si vorrebbe dire: la sventurata rispose, ma evidentemente la scafata ragazza, certo non priva di un suo disegno, ribatté con un famoso verso di una celebre poesia licenziosa: "Umilmente ricevo il dono di questa pioggia", che rappresentava un invito assolutamente esplicito e molto preciso, con un seguito obbligato. Autunno fiorito passò così da servetta ad imperatrice imponendo la sua volontà al debole consorte, preso, come si suol dire, per la gola. La storia racconta che dovesse avere una notevole vitalità in quanto, ad oltre 70 anni, si concedeva frequenti diversivi con un giovanotto ventenne della sua guardia privata. Tuttavia ad Autunno Fiorito, nonostante la sua natura, che potremmo definire esuberante, nessuno chiese mai le dimissioni e morì in tarda età, ben attaccata al seggio della sua regione, emanando decreti sulla educazione delle donne.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Più caldo.
Imperatore cinese.
Xiōng,Mèi,Jiě,Tài.
Nán 

Per un amico triste.


Sui.

In Cina, in una tomba di circa 1000 anni fa (periodo degli Zhou occidentali) sono stati trovati scheletri di schiavi sacrificati per accompagnare il loro padrone nell'al di là. Si tratta di ragazzi tra i 7 e i 15 anni incatenati ai piedi e al collo. Il concetto che il lavoro dipendente sia in ogni caso una schiavitù con diritto di vita o di morte è un concetto ben radicato ed accettato, anche da chi lo subisce, nella mentalità cinese, come vediamo da tanti fatti di cronaca che emergono di tanto in tanto. Tutto questo è già ben ritrovabile nella lingua. Ecco allora l'ideogramma di oggi : Sui - trascinarsi, che come vedete dalla sua evoluzione millenaria  qui sotto, raffigura un uomo incatenato che si trascina faticosamente, con i piedi in grado di fare solo piccoli movimenti. E' un radicale molto presente nella lingua cinese ed è la prova grafica di questa realtà. Il radicale forma molti composti mantenendo questo senso di fondo. Ecco 致 zhì,  che significa dedicarsi. Ma il più chiaro ed evocativo di tutti è il moderno bisillabo che unisce a zhì  il segno che indica Forza, per dare il vocabolo 致力 -  zhì lì, che vuol dire :Lavorare per qualcuno (essere un dipendente), in altre parole offrire (volontariamente) il proprio lavoro, la propria forza come schiavo. 

Questo concetto del darsi in schiavitù volontaria, che rimane ben chiaro ai cinesi, è mascherato sotto varie forme nella cultura occidentale, che, con concetti dettati principalmente dai datori di lavoro e dal potere costituito, parla genericamente di dignità e nobiltà del lavoro, chiacchiere palesi per mantenere la tranquillità sociale. In realtà il rapporto tra padrone e schiavo è sempre concettualmente uguale. Chi si offre cerca di fare il meno possibile pretendendo il più possibile, chi ti prende pretende tutto quello che può spremerti in cambio del meno possibile, meglio ancora di nulla e se può ti prende anche quel poco che hai. In questa lotta oscillante stanno tutti gli stadi intermedi della nostra società e non c'è vergogna, né sommovimento etico se uno ruba o fa altro invece di lavorare o se dall'altra parte ti sfruttano senza pietà senza garanzie e pagandoti il meno possibile, usando la scusa di false necessità temporanee o con finti stages o partite Iva fasulle. E' un concetto ontologicamente incluso nella categoria del lavoro dipendente. Bisogna farsene una ragione e basta.



Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori



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Er.



L'uomo è sempre stato attratto dalla bellezza femminile, il Cinese non lo è da meno. Anzi è particolarmente attento nell'ammirare quelle parti del corpo femminile che la bellezza rappresentano, magari non con la trivialità dell'occidente, grasso ed esplicito, ma sempre attento a sottintendere, ad alludere senza offendere. Tralasciamo il discorso molto complesso dei piedini femminili e della loro importanza nella cultura sessuale del Celeste impero, ma anche altre parti hanno sempre attirato l'occhio lubrico, anche se rispettoso dei figli di Confucio. Una testimonianza ci è data dal bel pittogramma, preso tra quelli fondamentali. Si tratta di Orecchio - ěr - , un carattere che dipinge con precisione stilizzata un grazioso padiglione auricolare femminile, parte che veniva mostrata con un certa civetteria, visto che il resto era piuttosto ben celato. Se ne vedono i bordi, segnati da tratti decisi, i teneri avvallamenti interni e pieni di promesse, fino al delizioso lobo inferiore, così morbido e tenero a suggerire le intense delizie della camera rossa. Ma questo carattere è comunque usatissimo nella lingua cinese, proprio per quanto riesce a suggerire. Se si aggiunge il segno che significa Anello, ecco che abbiamo Orecchino - ěr huán -  , l'ornamento più tenero e vanitoso ad ornare questa parte del corpo così allusiva. 

Ma viene poi  abbinato a Mano all'interno dell'ideogramma Afferrare - qǔ -   , appunto prendere per un orecchio, in cui si vedono distintamente le due dita della mano che pizzicano il padiglione per strattonarlo. Ma attenzione perché il Regno di mezzo è sempre stato luogo dove spie e congiure di palazzo l'hanno fatta da padrone. Allora abbiamo Occhio e Orecchio, ěr mù - 耳目 che vuol dire Spia, informatore, personaggio frequente ed utilissimo al potere, in questo impero totalitario da sempre. E che ne dite di Orecchio lucido, ěr guāng - 耳光 - ? Non avete indovinato? Vuol dire Ceffone, di quelli che ti arrivano sull'orecchio così forti da pulirlo per bene! Pensate al maestro che dice, se non la smetti ti faccio un orecchio lucido! Ed ancora il più delizioso di tutti : Origliare, wén -  ,dove vedi il segno dell'orecchio appoggiato a quello di Porta. Cosa può esserci di più calzante? In verità questo carattere illustra proprio l'importanza che ha in quella cultura l'arte dell'ascolto su quella della parola. "Chi sa parlare bene, non vale quanto chi sa ascoltare" recita un famoso proverbio. Parlano, parlano molto soprattutto gli sciocchi, i senza valore, chi vale davvero, il maestro, il Professore, sa soprattutto ascoltare, poi decide come vuole lui, naturalmente, per il bene di tutti.







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Dàn , Xī .

Oggi ho voglia di poesia e se vuoi è facile, la trovi anche nelle piccole cose. Basta guardare un carattere cinese, un piccolo segno, qualche tratto vergato con un leggero colpo della mano col pennello del calligrafo ed ecco nasce all'istante un condensato, ancor più breve e concentrato di un haiku, un soffio di bellezza in un piccolo gesto. Ecco il primo, che immagino pensato e scritto quando la luce del sole ha appena accarezzato i petali delle peonie. Alba - dàn - 旦. Ci vedi subito i due caratteri più semplici che lo compongono, il tratto inferiore che rappresenta la linea dell'orizzonte e sopra il sole (Rì) appena sorto. pensate che basta aggiungerci davanti, il carattere che significa piccolo (xiǎo - 小) che potremmo leggere Piccola Alba, 小旦 e invece significa Ragazza, tanto illumina la giornata il vedere il volto di una giovane donna. A lato il suo opposto, il Tramonto, che la giornata conclude. Ecco dunque Xī  - , un ideogramma in cui indovini il fianco diagonale e curvo della montagna vicina, dietro la quale fa capolino la falce pallida eppure così luminosa e diafana della luna. Dall'alba al tramonto. Un arco completo anche se purtroppo così breve. I due caratteri appaiati, 旦夕, infatti significano proprio: In breve tempo.


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Eufemismi e volgarità.



Quando una cultura si volge ad una fase di decadenza, spesso vede un rinvigorirsi di tendenze conservative e di incremento del sottinteso al contrario di quando succede con la vitalità barbara che ama la chiarezza dell'espressione se pur spesso sopra le righe. In Cina il prevalere della filosofia confuciana, rigida e regolata che  pretende un forte controllo formale sulle pulsioni, si è sempre accompagnata a periodi in cui il paese ha visto progressivamente spegnersi la sua influenza e la sua importanza nell'area. L' ultima dinastia, quella Manciù denominata Qing, subentrata ai Ming nel 1644 e terminata con il famoso ultimo imperatore nel 1911, ne è stato un esempio calzante. In questo periodo la Cina non è mai stata tanto confuciana come nel resto della sua storia ed a poco a poco si cominciò a considerare volgare ogni cosa in cui avesse prevalenza il lato fisico. Nella letteratura e nelle arti figurative si cominciò a sorvolare sulla fisicità dell'amore, scomparì il nudo come soggetto e ci si compiacque di figure illanguidite e di descrizioni dell'amore puramente letterario e platonico, potremmo addirittura dire stilnovistico. I giovani provavano sentimenti per ragazze descritte nelle poesie, gli innamorati erano delicati e ipersensibili, cadendo ammalati alla minima contrarietà. Le fanciulle avevano sempre il viso pallido e illuminato da lieto stupore, le spalle spioventi, le mani affusolate e ovviamente gli innamorati letterari morivano tutti giovani rapiti da morbi fatali. 

Ogni simbologia erotica viene trasposta soprattutto nel linguaggio. In un dipinto dell'epoca due giovani osservano il giardino con espressione innocente e sognatrice, ma piccolissimi in un angolo del quadro, seminascosti dal fogliame, due insetti si accoppiano. Ecco un'opera considerata estremamente audace e scandalosa. Ma l'artista non sa resistere all'affrontare il soggetto erotico; ecco dunque il fiorire di trasposizioni che sono rimaste ben fissate nella cultura cinese. Dunque le fanciulle sono raffigurate mentre ricamano strisce di seta e gli uomini intenti ad intingere il pennello da scrittura nel calamaio della china, mentre la bella è pudicamente seduta al loro fianco. Due gesti che sono stati trasferiti al linguaggio simbolico che negli ultimi trecento anni hanno dipinto l'atto sessuale con il "ricamare" da parte della donna e "intingere il pennello" da parte maschile. A poco a poco queste espressioni si sono modificate anche nel linguaggio moderno come rileva Lin Yu Tang, scrittore cinese che andava per la maggiore durante la mia gioventù, valendosi di simbolismi più moderni e recenti come come ascoltare la radio o fare le iniezioni. Diceva questo famoso autore dell' Importanza di vivere: La società può esistere solo sulla base di cortesi bugie a patto che nessuno dica esattamente ciò che pensa. Poi, però, non turbiamoci troppo, alla fine la vena taotista prevale sempre dietro il paravento.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966
Lin Yu Tang - The importance of living - 1937


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La poesia ha un prezzo?

Corna e tartarughe.

La vicina.

Certi topoi sono propri di tutti i cieli, così la figura emblematica che noi raffiguriamo con l'icona di Don Giovanni, l'accanito libertino che oggi la cultura angloamericana definirebbe sexaholic, era ben presente anche in Cina, rappresentata dal poeta e spadaccino Szu Ma, avventuriero di grande fama soprattutto per le sue innumerevoli prestazioni amorose. Nel Regno di Mezzo l'argomento è al centro dell'eterna contesa tra taoisti, giocosi e rilassati e confuciani severi e morigerati almeno ufficialmente. Il nostro Szu Ma, grande fruitore del gioco delle nuvole e della pioggia, una vera macchina del sesso, un Rocco Siffredi ante litteram, seduceva fanciulle, con preferenza per quelle sposate al ritmo di due al giorno, risultando così il più grande distributore di "gusci di tartaruga" conosciuto, così infatti vengono definite laggiù le corna regalate ai mariti traditi. Dare del tartarugone a qualcuno, nel celeste impero è davvero un grave insulto che  implica anche il concetto di uomo che per il quieto vivere, chiude un occhio sull'attività extraconiugale della consorte, quello che noi diciamo cornuto e contento. Il nostro eroe naturalmente derideva i confuciani e la loro morale di facciata, combattendone le accuse con argomentazioni assolutamente logiche. Scrive infatti nel suo saggio in versi La bellezza della donna: "Io sono assai più morigerato dei confuciani che sfuggono alle tentazioni. Essi non vanno alle feste per timore di incontrare qualche bella signora e fuggono al solo suono di una canzone o di una risata. Quindi non possono provare di saper resistere." Da parte sua invece rifuggiva solo dalle donne brutte. Si racconta che una sua vicina di casa dagli occhi cisposi, enormi piedi (questo è un particolare orribile per un cinese) e l'andatura da papera, tentasse di sedurlo arrivando a scavalcare il muro del suo giardino per entrare nottetempo nella camera del suo crudele e sordo amato. Szu Ma non le concesse certo i suoi favori, ma si domandò maliziosamente: " Avrebbe, un bigotto confuciano avuto la mia capacità di resistenza?". Per voi invece morigerati gaudenti che sapete apprezzare la raffinatezza del gioco delle nuvole e della pioggia ma senza accanimento ossessivo, ecco una lirica tratta dal Libro delle odi.

Nei prati di primavera ci sono erbe matte
tutte imperlate dalla rugiada del mattino.
Tra queste un bella ci sta.
Ha occhi di fuoco
ed è tutta di miele.
Per caso l'ho trovata
e lei ha ceduto.



Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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La poesia ha un prezzo?

Anche in Cina non si ride.

Oggi vorrei rimanere in Cina, anche perché vedo che qui da noi, i media latitano sull'argomento o quantomeno ne parlano in maniera esclusivamente superficiale e per stereotipi che non aiutano a capire. Intanto bisognerebbe cominciare a comprendere perché questo è importante, invece di pensare solo che quelli sono una massa enorme di inquinatori, copisti tenuti alla catena a lavorare per 24 ore al giorno mentre contemporaneamente impediscono ai tibetani di pregare, che è poi, alla fine l'unico messaggio che passa. Bisognerebbe cominciare a tenere sempre presente che questa è la più potente e forse unica locomotiva economica rimasta e che se cede anche la Cina, la crisi potrebbe precipitare definitivamente bruciando tutti i risparmi, il welfare e tutto quanto da noi goduto e fruito, oltre che essere considerato irrinunciabile. Ciò premesso, le notizie da considerare sono che la crescita cinese, proprio in conseguenza della diminuzione delle esportazioni dovute alla crisi mondiale e alla progressiva rivalutazione dello yuan, abbinata all'aumento dei costi interni cinesi, sta rallentando e quest'anno è prevista "solo" all' 8% circa. Inoltre per il sesto mese consecutivo è sceso l'indice dei prezzi degli immobili nelle città, parametro piuttosto negativo dato che è quello che ha sempre sostenuto la crescita interna. 

Ciò premesso andiamo ad analizzare alcune notizie davvero importanti e delle quali, qui non è arrivata neppure l'eco. Secondo i più accreditati osservatori internazionali in questi giorni, il governo di Pechino, che pareva avviato verso il tranquillo e previsto avvicendamento al potere di Xi Jinping con Hu Jintao, cosa che appariva garanzia di  continuità senza scosse "poco armoniose", vengono confermate le voci di un vero e proprio tentativo di colpo di stato, da parte dell'ala oltranzista del partito che propugna un ritorno al maoismo duro e puro della rivoluzione, oggi ormai tradita e corrotta. I segnali sono quelli tipici di questi frangenti. Intanto per la prima volta si è verificato uno strano blocco totale di internet per diverse ore, con spiegazioni vaghe e successivamente tutti i mezzi di informazione hanno diffuso notizie "uniformate e concordi" sul clamoroso arresto di Bo Xilai (preciso che non sono parente, neanche alla lontana), il potentissimo capo della fazione oltranzista, segretario del partito a Chongqing. Proprietario del famoso canale televisivo rosso che trasmetteva di continuo richiami all'antico spirito rivoluzionario, canti patriottici della lunga marcia e organizzatore di oceaniche sfilate di bandiere rosse, che tuonava contro i vertici del partito sembrava decisamente pronto a contestare la successione del prossimo anno. 

L'arresto, secondo le fonti ufficiali è dovuto alla mole di scandali e corruttele che avrebbe travolto Bo Xilai, il cui figlio fa vita dorata all'estero con Ferrari e belle donne, una mole consistente di ruberie e non da ultimo l'arresto della moglie Gu Kailai, accusata dell'assassinio di un faccendiere inglese che la ricattava per l'esportazione in paradisi esteri di milioni di dollari. Il potente capo della polizia locale, Wang Lijun, che dapprima si era rifiutato di insabbiare la cosa è stato rimosso e dopo aver tentato di rifugiarsi nel consolato americano di Chengdu si è quindi rifugiato tra le amorevoli braccia del partito dove ha vuotato il sacco, scomparendo poi senza lasciare traccia. Questa è la versione ufficiale. Nella pratica la corrente maoista è stata completamente decapitata e pare che il regolamento di conti stia proseguendo a ritmi forzati. Mi sembrano notizie interessanti che dovrebbero essere seguite, data la portata che potrebbero avere anche sul nostro mondo. Forse anche per questo l'economia mondiale ha ripreso a fibrillare negli ultimi tempi. Che ci piaccia o no, il mondo è piccolo e quando qualcuno starnutisce a Pechino, dobbiamo pensare che l'influenza potrebbe arrivare rapidamente anche qua. Comunque visto che invece ai telegiornali italiani interessano di più i colmenti dei partecipanti all'isola dei famosi, se siete interessati, seguite il blog di Partecinesepartenopeo, che offre una puntuale disamina dei fatti che avvengono da quelle parti.




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Appetiti insaziabili.


Non c'è dubbio che il potere corrompa anche il più onesto degli uomini, diceva l' antico filosofo greco Proctofilo da Chios. Forse è un tarlo insito nel DNA umano che, alla vista della possibilità di arraffo e di consumo, inclusi averi, sesso e chi più ne ha più ne metta, fa scattare un meccanismo irrefrenabile volto a superare le regole via via imposte al funzionamento delle società. Da un lato la stesura di una murale inappuntabile, dall'altro una rincorsa alla licenziosità e quanto più si inasprisce la prima, tanto più l'altra prende il largo, quasi per contrappasso tentando spesso giustificazioni filosofiche non peregrine. Nella lunga storia cinese, questa lotta tra quanto si vedeva alla luce del sole e quanto avveniva dietro le tende è sempre stata accesa. Si diceva che i cinesi erano confuciani di giorno e taotisti di notte, in linea anche con i dettami della medicina cinese che dichiarava assolutamente benefici i giochi delle nuvole e della pioggia, ma solo dopo il calar del sole. Fatto sta che, come sempre, il partito della morale confuciana tuonava contro il corrompersi dei costumi, dettando regole sempre più stringenti fino a concludere che quello che non si poteva evitare, andasse comunque regolato. Intanto alla corte della dinastia Tang, ricca di poeti raffinati, regnava la dissolutezza e l'esagerazione. Ogni giorno mentre il paese si avviava alla rovina economica si svolgevano feste sfarzose con migliaia di imbucati che erano, nei modi più diversi, arrivati alla greppia imperiale e secondo le cronache dei censori dell'epoca ingurgitavano a più non posso raffinate e costose vivande. 

L'imperatore Pan non era da meno e gustava soprattutto cibi altamente afrodisiaci, le cui ricette erano conosciute solo dai cuochi di corte come la carne di lumaca tritata e frollata nell'aceto per nove lune o la famosa tartaruga alla griglia che gli consentiva di accontentare la schiera di concubine del suo famoso harem (chissà se la nostra Acquaviva, esperta in cucina orientale ne conosce qualcuna da proporci). Anche qui i confuciani hanno dovuto ficcare il naso, regolamentando quello che non potevano evitare. Quindi, durante questa dinastia, le prestazioni sessuali del vertice erano regolamentate da un protocollo strettissimo dato che il serraglio era talmente popolato che schiere di eunuchi riuscivano a stento a mantenere l'ordine e a far rispettare i turni delle fanciulle che bramavano di essere favorite almeno per una notte. Per questo venne introdotta la regola di stampigliare sul braccio destro delle mogli che avevano appena ricevuto il favore imperiale un timbro in inchiostro indelebile, un po' come nelle nostre discoteche per controllare appunto se si ha consumato, che recitava: "Accontentata dall'imperatore il giorno tale dell'anno tale", segno che veniva esibito orgogliosamente al pari di una decorazione. Potessimo vedere questa medaglietta sui petti per ogni tangente percepita, magari marchiata con un bel ferro rovente, sarebbe un interessante sistema di controllo, una regola per selezionare i candidati alla politica, bramosi di crescere nella carriera imperiale ed aumentare il numero delle timbrature, sempre che sui petti esibiti si trovasse ancora posto per applicarli.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Imperatore cinese.
Xiōng,Mèi,Jiě,Tài.
Nán 

Per un amico triste.

Eunuchi e concubine.

La bramosia di potere è la stessa sotto tutte le bandiere e tutti i soli. L'uomo è disposto a tutto per esercitare la sua volontà meglio se in maniera sfrenata e questo gli da un piacere superiore ad ogni altro e non sto a sottolineare il famoso proverbio siciliano. Non credo che sia una questione di testosterone, anche perché questa bramosia si ritrova tale e quale anche nell'altra metà del cielo, basta che ne abbia l'opportunità. Forse è per questo che l'uomo ha sempre utilizzato metodologie oppressive verso l'altro sesso, partendo dall'educazione fino ad ideare sistemi discriminatori a volte sottili ma efficaci. E' sempre per levarsi una buona metà di concorrenti, spesso i migliori. E' di questi giorni la notizia (riportata da ParteCinesePartenopeo, un blog informatissimo sula vita cinese che vi consiglio) che in quel paese, rilevato il fatto che ai difficilissimi esami di ammissione alle università, che continuano in questo modo la tradizione confuciana, passano ormai oltre il 70% di donne. Il partito sta quindi esaminando seriamente la possibilità di fare esami separati con test più semplificati per i maschi, al fine di riportare ad una più consona armonia questa situazione pericolosa, che potremmo definire come una discriminazione intellettiva. 

Paese curioso il Regno di Mezzo, non trovate? D'altra parte anche in passato possiamo trovare testimonianze curiose riguardanti la brama di potere, da quelle parti. Ad esempio è sempre stato noto che nell'harem imperiale si giocava una dura partita tra le prescelte per esercitare una pressione fondamentale sui deboli imperatori, così sensibili alle grazie femminili da farsi dettare buona parte dell'agenda politica dalla favorita di turno. Le concubine imperiali hanno sempre svolto un ruolo chiave nella politica cinese (forse non solo laggiù, direbbe qualcuno). spesso appoggiandosi al partito degli eunuchi. Ebbene, pare che molti uomini facessero a gara per entrare nel novero degli eunuchi di corte, ricorrendo volontariamente alla castrazione pur di poter far parte di quella casta potentissima che fungeva in effetti da trait-d'union tra le concubine ed il sovrano. Se questa non è una dimostrazione lampante che cumannari è 'mmegghiu ca fottiri, non saprei quale altra. Chi sa se anche da noi si ponesse questa condizione per poter entrare in parlamento, forse, parlando di diminuzione della spesa pubblica, si eviterebbero molte spese accessorie.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Imperatore cinese.
Xiōng,Mèi,Jiě,Tài.
Nán 

Per un amico triste.

Mutande di lana.

Beh, dai ragazzi, ormai è scoppiata la primavera, alberi in fiore dappertutto e, cosa rimarchevole sotto ogni aspetto, non fa più freddo. Stamattina, mentre di buon ora, verso le 9 e mezzo, me ne andavo a zonzo a tentare inutilmente di fare qualche commissione, c'era un alito tiepido nell'aria che ti levava anche la voglia di litigare con quel disgraziato che deve stare tutto il giorno allo sportello a prendersi contumelie a causa di una burocrazia di cui non è responsabile, ma come si dice, utilizzatore finale. Si sta proprio bene, col sole ancora lieve e non aggressivo che scalda senza bruciare e il profumo dei fiori nell'aria. In Giappone è il tempo della fioritura dei ciliegi, che ci frega dello spread. Dice, ma che fai, parli del tempo come gli inglesi, tanto per allungare il brodo quando non si sa che cosa dire? Anche, ma il fatto è che mi è venuto in mette che quando cominciava questa stagione e si cominciava a sentire il calore della primavera inoltrata, mio papà si levava le mutante lunghe di lana. Ma sì, io appartengo ad una generazione che, anche se si è sempre rifiutata di usarle, per lo meno lo ha visto, questo fantomatico indumento del passato. 

Facente coppia con l'altra famigerata compagna, la maglia di lana, quella che rappresentava un vero e proprio cilicio medioevale, ruvida ed insopportabile sulla mia pelle tenerella di bimbo, era un indumento dello stesso materiale, ruvido, grezzo e caldissimo che arrivava fino alle caviglie e le cui estremità inferiori venivano infilate direttamente nelle calze per evitare eventuali pericolosi spifferi. Ragazzi, allora faceva un freddo cane d'inverno, altro che questo fine gennaio, quando per pochi gradi sotto zero, la gente sembrava che morisse surgelata (io comunque ho pensato bene di starmene al calduccio in Laos, come ben sapete). Il mio papà le calzava con aria furba verso l'inizio di novembre e per la verità se le teneva anche fino alla fine di aprile, fedele al proverbio:"aprile non ti scoprire" e si faceva beffe di me che preferivo patire il freddo.  Per la verità lui giustificava questo stile di vita col fatto che facendo i turni di notte su una cabina della ferrovia, esposta al gelo notturno e riscaldata solo da una stufetta a carbone, arroventata, su cui mi scottai pure un dito quando fui portato a "vedere i treni", aveva necessità di essere ben coperto durante il gelido inverno che a quei tempi imperversava nella tundra alessandrina. 

Tuttavia mi sembra che quando arrivava la stagione buona, mia mamma continuasse a dirgli, ma quando è che ti togli le mutande di lana, e lui rimandava col fare di chi pensa, ma perché devo patire il freddo inutilmente. Questa abitudine però se la portò dietro anche fino alla tarda età, quando la cabina da deviatore di treni (anzi Capo-deviatore, lui ci teneva molto), l'aveva lasciata da un pezzo. Ma si sa gli anziani hanno sempre freddo. Questo un po' mi consola, perché io, ancora non lo patisco molto. Certo era una stile di vita che riguardava solo gli uomini, in quanto le donne, che evidentemente hanno una pellaccia assai più resistente (appartengono ad una specie diversa in effetti), non hanno mai usato questo indumento; anzi allora non portavano neppure i pantaloni e la mia mamma se ne andava per tutto l'inverno con le sue gonnelline svolazzanti  e le calze di naylon leggere con la riga dietro, grande conquista del dopoguerra da esibire con orgoglio. Com'era bella la mia mamma quando mi portava all'asilo tenendo me per una mano e il panierino di vimini della colazione su cui aveva ricamato due ciliegie nell'altra. Era davvero la più bella di tutte. Poi, saranno stati gli inverni più miti, ma le mutande lunghe di lana se ne sono andate nel dimenticatoio assieme a tante altre cose. 

Non me le ricordavo quasi più quando d'improvviso le ho ritrovate nei miei primi anni di lavoro a Pechino. Inverni gelidi e riscaldamenti approssimativi laggiù, come sulla cabina dei deviatori. Così ecco il mio amico Ping che, nelle camerucce di alberghi di provincia, togliendosi i pantaloni, esibiva magnifiche mutande di lana, fino alle caviglie. Quando venivamo ricevuti in qualche fabbrichetta di paese poi, ecco il direttore della brigata che arrivava trafelato, attraverso il cortile pieno di neve, si sedeva, nel salone gelido e non riscaldato, sulle poltrone sbocconcellate, con la plastica sdrucita sugli spigoli, stringendo tra le mani coperte dai mezzi guanti, una tazza di thé bollente per scaldarsi almeno un po'. Buttavo l'occhio smaliziato e da sotto i pantalonacci pesanti, sporchi di fango o di letame, spuntavano sempre, civettuoli i bordi di lana spessa, a volte a coste larghe, delle mutandone lunghe fatte a mano da mogli amorevoli o forse dalle addette della comune. Mi sa che i tempi cono cambiati anche da quelle parti adesso che il tizio che ti veniva a prendere alla stazione in bicicletta adesso viaggia in Audi 6. Però devo chiedere a Ping che fine avranno fatto tutte quelle mutande di lana. Forse adesso comincia a far caldo anche là.


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Yuē.

Non sentivate un po' di mancanza di qualche ragionamento sui nostri amati ideogrammi cinesi? Dopo avervi ubriacati così a lungo di Indocina torniamo dunque sui sentieri antichi, con uno dei caratteri più semplici e più usati nella lingua del Regno di mezzo. Ecco infatti il nostro Yuē - 曰 ,Dire, verbo di uso comune che rappresenta una evoluzione del già conosciuto  口 - kǒu, Bocca. Infatti al nostro segno quadrato che mostra la bocca spalancata viene aggiunto soltanto una lineetta interna a mostrare la lingua che si muove e quindi pronuncia delle parole. Ma vediamo come per arricchire di sfumature la lingua, sia sufficiente aggiungere definizione al segno. Infatti aggiungendo l'ideogramma di mendicante (uomo davanti alla porta) sotto al nostro Dire otteniamo Chiedere a bassa voce, come fa appunto il bisognoso di porta in porta. Se aggiungiamo ancora a fianco un'altra bocca spalancata otteniamo  - hè   Gridare, che mi sembra assolutamente consequenziale. Ma se invece che pronunciare con il quarto tono, che è sempre un po' secco ed esplosivo, lo stesso carattere viene pronunciato con il primo tono,  hē,  più piano ed allungato, il significato cambia completamente e vale : Bere.

Forse perché se un questuante chiede a bocca aperta, a furia di gridare gli verrà anche sete. Misteri della lingua. Se a Dire, invece sovrapponiamo il segno Piacevole otteniamo 甘 - gān,  col significato di Dolce. Nulla di più emblematico dello zucchero sulle labbra per indicare il più piacevole dei gusti, anche in senso figurato. Ma vediamo cosa succede se raddoppiamo il carattere, sovrapponendolo ad una copia di sé stesso, ma più grande e ciccio. Otteniamo 昌 - chāng,  che significa appunto, Fiorente, rigonfio, prosperoso, con la ridondanza esibita del segno delle due bocche. Par di vedere due coppie di bei labbroni a canotto, che vanno tanto di moda dalle nostre parti ultimamente. E già, perché se arricchiamo ulteriormente questo segno con il ben noto carattere di 女- Donna, otteniamo il popolaresco e assai volgare 娼 - chāng, che si pronuncia esattamente allo stesso modo e vuol dire appunto Puttanone. In Cina si associava questa icona di procacità esibita proprio al mestiere più antico del mondo che era naturalmente assai praticato anche da quelle parti, come racconta più volte Marco Polo. La bellezza femminile, dunque, secondo i cinesi, non va mai troppo esibita se non vuole diventare subito volgare. Meditate fanciulle, meditate.


Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori


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