Siamo tutti uguali! Votatemi!

Siamo tutti uguali. Non ho fatto altro in questi giorni che tuonare, va beh diciamo verberare moralmente tutta quella canea di farabutti che non fanno altro che chiederti il voto ed eccomi qua, infame e senza vergogna anche io a chiedere il voto agli amici che mi leggono indefessamente. No, non mi presento ai ballottaggi e neanche ambisco alla presidenza del condominio, ma mi sono fatto tirare dal Contest della Lonely planet, mia bibbia di utilità. Pertanto per sconfessare ogni mio precedente proclama:

se avete un minuto, avrei bisogno di un piccolo aiuto. Niente soldi tranquilli. Ho inviato una mia foto "eloquente", come del resto prevedeva il concorso, ma, per arrivare alla selezione finale bisogna avere almeno 200 voti. Al momento ne ho 90 solamente, che è almeno un inizio, ma già dopo la sollecitazione di tutti gli amici, che amorevolmente si sono prestati. Se avete voglia quindi, basta clikkare su questo indirizzo:

https://tuelonelyplanet.it/photocontest/enricobo2/

o se non si apre fare copia/incolla su Google e si aprirà una pagina che mostra la famosa mia foto "eloquente" (tanto per incuriosirvi) a sinistra della quale c'è un pulsante blu che dice VOTA. Clikkateci sopra ed è fatta.

Se dopo di ciò avete anche voglia di condividere sui 3 pulsanti sottostanti (di facebook, Twitter e google+) potrebbe innestarsi una benefica (per me) catena di Sant'Antonio anche da parte dei vostri amici.

Grazie in anticipo a quanti vorranno darmi una mano.






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Una promessa di estate.

Anche nel cielo di oggi, prosegue l'eterna lotta tra nuvole bigie, rigurgito di un passato che non vuole arrendersi al naturale trascorrere del tempo e i raggi di sole che, giovani e forti, cercano di aprirsi varchi, di riscaldare almeno un poco. Sembrano arrendersi certo e magari per qualche giorno tornerà qualche brivido invernale, ma il destino naturale prima o poi li farà emergere, anche per naturale consunzione di nonno inverno. Che stagione difficile questa primavera, fatta di alti e bassi in fondo così fastidiosi. Avverti sempre o troppo tepore, quasi una novità a cui non sei abituato e che ti fa sudacchiare con fastidio e subito dopo raggeli per i ritorni di tramontana di un passato prossimo che non vuole arrendersi. Ma allora esistono ancora le mezze stagioni. Sono difficili da gestire, certo, non sai come vestirti, sempre troppo o troppo poco, per ripararti da questa pioggia ancora gelata che vuole affermarsi dicendoti: eh no, mio caro da questa situazione non si esce, devi fare i conti in ogni caso con questo tempo cupo e micranioso. Negli attimi in cui, invece paiono affermarsi le forze fiere e vitali della giovane estate in arrivo, anche qui un senso di disagio per la mutazione, comunque inevitabile. Animale delicato l'uomo che non vuole arrendersi ai cambiamenti. 

Un prodotto di nicchia geneticamente conservatore. Eppure basta andare per la campagna e vedi lo specchio della vita. E' già una settimana e i meravigliosi gialli limone dei campi di colza che parevano tappezzerie infinite tra gli ocra scuri della terra bagnata, lucida di brine dissolte, con le file infinite delle due foglioline delle pianticelle di mais appena nato, sono tutti sfioriti e hanno lasciato spazio al grigioverde pallido della foglia umile e dei fusti che cominciano ad indurirsi, consapevoli, loro sì almeno, del loro breve destino. Il verde nero del frumento, ormai non è più erba. Preso da quella smania che sentono gli adolescenti, senza capire ancora bene di cosa si tratta, si è lanciato verso l'alto, in una levata prepotente e ambiziosa, tutti i giovani vogliono dimostrare almeno di esistere; e già  intravedi le prime spighe che fuoriescono dall'ultima foglia lanceolata diritta, puntata verso il cielo come una sfida orgogliosa, che sale qua e là, ancora flebile, ma decisa a gridare: vedrete che ce la faremo. Si aiuteranno da sole a farcela, a trasformarsi in spighe mature e piene, perché comunque l'estate verrà. 


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http://ilventodellest.blogspot.com/2009/02/zai-jian.html 

Plast 2012.


A volte basta un sentore, un profumo, un odore. Il cervello dell'uomo è davvero uno macchina strana. Entri in un luogo, senti rumori, movimenti e subito si accende qualcosa; avverti una fragranza particolare e immediatamente scatta la sensazione e la catena dei ricordi si mette in moto come quando schiacci lo start del computer e la macchina comincia a girare, a scavare nei meandri delle connessioni per ritrovare momenti dimenticati, ma che non erano perduti, solo accantonati, catalogati, archiviati e tutto questo mette a sua volta in moto l'onda del sentimento, che non è razionale e meccanica, ma che si nutre di dati per creare sensazioni, afflati, desideri, onde di nostalgia assolutamente irrazionali e non meccanicistiche. Così l'altro ieri, entrato negli alti padiglioni della fiera a Milano, mentre l'occhio correva a decrittare in automatico marchi vecchi e nuovi e lo sguardo vagava inutile sulle rotondità esibite delle standiste fasciate e strizzate dei classici tubini da fiera, alle spalle mi aggrediva un aroma silenzioso, malandrino e ammiccante, quel particolare ed inconfondibile e grato odore di plastica estrusa che aleggia nell'aria delle fiere del settore, e che accompagna inequivocabilmente i tonfi cadenzati delle presse, tamburo sacro di questa religione, battito zen imperturbabile del moderno demiurgo. Eccomi subito entrato in questo mondo come una Alice in una Wonderland  piena di giocattoli grandi e luccicanti, macchine creatrici dalle cui bocche escono implacabili, tubi, fogli, fili; animali metallici giganti che aprono magicamente le loro fauci per fare apparire oggetti cavi, stampati, soffiati, riempiti, plasticamente modellati dalla fantasia del Creatore che ne ha plasmato le linee, curve e filanti, ripetibili all'infinito. Arte pura. 

L'onda dei ricordi corre nella macchina del tempo e tra gli spazi incontri subito facce conosciute, solo un poco più invecchiate, pacche sulle spalle, amici, gente che cercava di soffiarti i  clienti e con cui ora prendi un caffè caldo e ricco di rimembranze, vecchi clienti invece, con cui hai lottato per ottenere una firma e che ti salutano con piacere. Sdradsvuitije, kak diejlà? Le lingue si rincorro. E' davvero un ripiombare indietro nel tempo, un ripercorrere strade lontane valutando la tua fortuna di non aver lasciato dietro le spalle acredini o conti sospesi, ma solo un pizzico di nostalgia. Non siate irridenti valutandomi con l'aria di sufficienza con cui si guardano i vecchi al ricovero; è stato il mio mondo per una ventina di anni, mi avrà pur lasciato un solco nel cuore e io pure avrò lasciato un piccolo segno del mio passaggio, non vi pare? Allora lasciatemi crogiuolare in questo sentimento dolciastro, così piacevole per gli amici rivisti, i conoscenti incontrati, reso un po' triste solo dal vedere situazioni che la durezza del mondo economico e la rapacità di  qualcuno ha reso particolarmente difficili, sempre per gli stessi, naturalmente, la parte debole della macchina produttiva, quei dipendenti  di una antica azienda torinese che sta chiudendo vinta dalla lotta spietata e dalle astuzie furbesche delle pieghe del mercato, ventre molle dove affondare il bisturi che non conosce le persone ma solo i numeri. Me ne sono tornato a casa dal Plast 2012 con ancora le orecchie carezzate dai tonfi delle ginocchiere, dal frusciare del film di polietilene che si arrotola, dal ticchettare dei tappi che cadono come cioccolatini colorati dallo stampo. Questa mattina me ne sono ritrovato uno in tasca; deformazione professionale, la mano in automatico raccoglie ancora i campioni, per esaminarli più tardi, con occhio critico e curioso. Arrivederci ragazzi, buona fiera. 


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Il parco della Mandria.

Il viale d'ingresso alla Mandria
Adesso che arriva l'estate, volete godervi una giornata di piacevole immersione nel verde, gradite calarvi in uno spazio di natura in cui vi sembrerà di essere catapultati in una realtà silvo-pastorale d'altri tempi, per dimenticarvi l'altalena dello spread e le scemenze grillate? A pochi minuti dal centro di Torino, il parco della Mandria vi saprà abbracciare con le sue distese infinite di prati e foresta e riconciliarvi col mondo. La natura è bella e coinvolgente, ma qui respiri anche la storia. Ed è proprio quella storia umana che strizza l'occhio e non tromboneggia solo in proclami e vittorie. E' quella che avrebbe riempito i Chi dell'epoca e le Novelle 1860 se mai fossero esistite. Già perché sulla collinetta al centro del parco troneggia il rosso caseggiato che ha visto il fiorire della passione irrefrenabile di Vittorio Emanuele II e la Béla Rusìn, mica scherzi, altro che Corona e Belèn! Altri tempi di certo, ma la prosperosa (inutile protestare, alla fine agli uomini piacciono bene in carne altro che anoressiche) villanella quindicenne che fece perdere il lume della ragione a quella Corona (di altro spessore per la verità) ha qui intessuto una storia davvero intrigante. Qui il Re veniva appena aveva un momento libero da impegni di stato ed elesse questa casa di campagna, in teoria non certo degna di un regnante europeo, a sua dimora effettiva facendola sistemare dallo Juvarra, mica baubau micio micio. 

Una fila di camere, certo modeste ma che rappresentavano un luogo dove il sanguigno e passionale artefice dell'Italia trovava la sua felicità, di giorno nella caccia e alla sera tra le bollenti lenzuola della mitica fanciulla che gli aveva stravolto il cuore, tra l'orrore della corte e della famiglia reale. Tutti sapevano, ma tutti facevano finta di non sapere, inclusa l'esangue regina assolutamente inadatta a soddisfare le bramosie di vita vera del sovrano. Pensate un po' che servizi fotografici ne uscirebbero oggi e lo spettegolio che serpeggiava nei caffè sotto i portici della Torino capitale del regno tutto sommato un po' provinciale, mentre dame e sartine sorseggiavano il bicerìn cavouriano. Labbra a cul di gallina e "ma avete sentito  che se la vuol sposare la Rusìn, neh? A l'è propi la fin del mund!". Un colpo di ventaglio e uno sguardo di riprovazione, piegando un frisìn la testa da un lato per non spiegazzare il pizzo bianco del collettino, ansimando un poco a causa della strizzatura in vita del corsetto o forse al pensiero di quel marcantonio così vigoroso che rovesciava la fanciulla sulle balle di paglia dopo averla rincorsa nel fienile. Atmosfere d'altri tempi che rimpiangerete di lasciare a sera, uscendo dalla camera da letto in giallo del nido d'amore, col trenino che vi porterà verso il varco dell'uscita mentre il sole tramonta sulle Alpi ancora spruzzate di neve così vicine che, allungando una mano, sembra possibile toccarle.   

La camera da letto dell'appartamento reale.

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Neokeynesiani all'attacco.

Di elezioni non ci sono state solo le nostre. Allora diamo un'occhiata a quanto è successo in Europa. In Germania anche la bionda ha qualche problemino, la sua maggioranza se ne va in pezzi e bisognerà trovare un accordo con la sinistra dopo il risultato delle regionali piuttosto sfavorevoli alla sua coalizione. La poveraccia è stritolata da una parte dalla perdita di consensi presso il suo elettorato e dall'accidia dei tedeschi in generale, che dopo aver sistemato le loro cose per bene in un decennio, con il buon lavoro di sindacati intelligenti e industriali lungimiranti, andando a gonfie vele favoriti da un Euro che li mantiene estremamente competitivi, se ne fregano delle difficoltà degli altri e non sono per nulla disposti a sacrificare alcunché per i mandolinari del sud che se la sono goduta per decenni spendendo e spandendo i soldi altrui. Naturalmente l'egoismo teutonico non vuole assolutamente rendersi conto che la nostra rovina sarebbe soprattutto anche la loro, perché nel disastro generale non si salva nessuno, quando affonda il Titanic affogano anche quelli della prima classe, ma non vogliono accettare in nessun modo di fare la loro parte, avendo anche una fobia storica per la svalutazione di weimariana memoria. 

Spontaneamente non accetteranno mai gli eurobond o un rilassamento del rigore sulla spesa, men che meno vogliono ridiscutere il patto fiscale. In Francia invece si è girata la frittata. Partito per la pensione lo sbruffone con l'italiana al braccio, salta fuori dal cappello l'uomo invisibile che ha saputo intortare i galli, avendo capito che stava soffiando il vento antieuropeista da parte del ppopppolo, che anche lì non è mica diverso dagli altri, se gli tocchi due lire, si sente spellato vivo e vorrebbe che fossero gli altri a pagare. Di far sacrifici non se ne parla. Ora è probabile che le sparate anti euro fatte in campagna elettorale si stemperino con la realtà, ma di certo il nuovo corso non promette una luna di miele Merkhollandese. Oltre a questo tra 15 giorni ci saranno le altre elezioni francesi, dove la neonazi vorrà la sua parte di seggi, che non saranno neanche pochi. Infine abbiamo la Grecia, dove abbiamo visto dove possono condurre i grillismi e la furia acefala della folla. Un paese ingovernabile; forse nuove elezioni; il 7% di spartani con la svastica sulle bandiere che scorrazzano per le strade e dentro il parlamento, farneticando di non dare i soldi ai banchieri ebrei e altre cose del genere. Un paese ad un passo dalla guerra civile e dalla dittatura che azzererebbe tutto, dando il via alla caduta del primo mattone del muro europeo. 

Qui si potrebbe vedere se il nostro Monti ha le capacità che io gli accredito. potrebbe infatti avere la credibilità e la statura, in questo clima di generale debolezza di riunire il fronte dei paesi deboli e mettere i teutonici con le spalle al muro, portandoli di fronte con crudezza al baratro che si sta aprendo, anche per loro. Naturalmente nessuno dovrà dare l'impressione di cedere; si potranno trovare artifizi retorici in cui la sua democristianità potrà rifulgere, magari gli eurobond potrebbero chiamarsi Bond a progetto e lo sforamento del debito, finalizzarsi a casi specifici, una specie di co.co.pro. finanziari in cui noi siamo ormai maestri, ma una scelta di queste soluzioni accoppiate ad una certa garanzia che comunque un certo rigore verrà mantenuto, potrebbe essere accettabile per tutti e dare un po' di fiato alla macchina. Naturalmente bisognerebbe avere la forza di stroncare senza pietà il cagnaio dei politici locali, che appena sentito l'odore di un possibile riaccendersi delle possibilità di spesa, sono improvvisamente tutti diventati neokeynesiani d'accatto e cominciano a fregarsi le mani, mentre la luce sinistra dei lupi famelici brilla già nel loro occhi. Nuovi pacchi di soldi da divorare, per mantenere elettorato, clientele, loschi giri e mignotteria varia. Sarà una partita difficile e delicata, da giocarsi col fioretto ed il pugnale, qui invece le strade sono percorse dalla maraglia degli unni cornuti. I cervelli sono tutti emigrati a Tirana.


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