Lettere dal Laos 25: Rambo deve morire.


Il villaggio Akha.


La fontana pubblica.
Le cinque del mattino. E' ancora buio ma i canti feroci dei galli smuovono anche i morti. L'aria è frizzantina quando si esce nel chiarore soffuso che precede l'alba. Il villaggio è ancora addormentato. Il massaggio delle dolci fanciulle che ha preceduto il sonno del giusto è stato taumaturgico. La varie articolazioni sembrano rispondere alle richieste di movimento e solo l'epidermide mostra i segni della dura giornata di ieri. I piedi non danno cenno di sensibilità, ma non importa. In ogni dove bolle, graffi, ponfi misteriosi, puntini resi ancora più rossi dall'uso del mercurocromo, che i taglienti apparati boccali delle ingorde sanguisughe hanno lasciato sulle caviglie, cerotti come per rappezzare un pupazzo rabberciato malamente. La fontana al centro del paese funge egregiamente alla bisogna per una sommaria pulizia personale. Mentre i maiali cominciano a grufolare sotto le capanne, all'interno delle stesse si sentono i primi movimenti, gli scatarramenti affannati di chi vive in un clima dalle notti troppo fresche. I più mattinieri cominciano a uscire rassettati alla meglio. Mentre il sole si leva, le donne a gruppi, con le gerle in spalla, le ghette nere ben calzate per evitare graffi alle gambe, i neonati ancora addormentati attaccati al seno, si avviano verso i campi e gli orti nascosti nelle radure strappate alla foresta. 

Verso il bosco.
Ci guardano passando, il collo bloccato dalle cinghie del bastino, poi proseguono con ritmo deciso fino a che la jungla non le inghiotte. Ormai il villaggio è in piena attività, il fabbro ha acceso la minuscola forgia dove arrossano lame dei futuri machete, i bambini scorrazzano dappertutto; è domenica e non c'è scuola oggi. Tra le case, piuttosto grandi per contenere famiglie abbastanza numerose, spiccano di lato capannucce minuscole, come appese su alte palafitte e raggiungibili con malferme scalette. Contengono a fatica una persona, anche se da queste parti sono molto piccoli e minuti. Il nostro See, mentre fa bollire il pentolone di acqua da bere, ne illustra la funzione, ridacchiando. Sono utilizzate dalle ragazze da marito, che ci vanno a dormire quando conoscono qualche giovinotto a cui sono interessate. Il prescelto le raggiunge la sera, salendo di soppiatto la scaletta e si introduce nella capannuccia in cui passa la notte, al fine, come precisa See, di conoscersi meglio. Ma attenzione, niente bum bum, diversamente, se la pancia cresce, tocca sposarsi comunque. Pare che comunque le madri Akha, sappiano consigliare le figlie in  modo adeguato ad evitare impicci. Ormai è giorno fatto. 

Le casette delle ragazze da marito.
Consumiamo uova, verdure e il consueto zuppone in abbondanza, facendo finta di non vedere il mastellaccio dove sono stati sciacquati i piatti metallici, sotto l'occhio attento di un gruppo di osservatori, tutti maschi certo, le donne ovviamente sono già andate al lavoro nella jungla. Dopo aver lasciato un po' di materiale per la scuoletta e le caramelle, è ora di lasciare il villaggio. La strada è ancora lunga, anche se un po' meno faticosa. E' il cammino principale usato dagli abitanti per raggiungere la strada carrozzabile e si dipana a mezzacosta nella foresta come un sentierino inframmezzato di tronchi caduti. Il fogliame è rigoglioso e cerca di riprendersi in fretta lo spazio liberato dai passaggi precedenti. See e la guida Akha che ci accompagna, assestano buoni colpi di machete ai rami più ingombranti. Buttano un occhio di tanto in tanto per essere tranquilli che i goffi camminatori della domenica non si prendano qualche ramo in un occhio. Ma siamo ormai rotti all'esperienza e si procede di buon passo anche perché il sentiero è in leggera discesa e i piccoli tratti di risalita, benché ripidi, provocano solo pochi affanni e apnee abbreviate. 

Donna Akha.
I piedi sono ormai ridotti a sanguinacci rigonfi e ormai non fanno più nemmeno male, diciamo che ormai hanno perso il contatto con la realtà, forse bisognerà amputare, ma non importa, si prosegue per inerzia e la bellezza del cammino sotto la volta verde cupo cancella ogni altro pensiero. Ti godi soltanto l'esperienza ed ogni volta che uno squarcio di cielo si apre tra gli alberi, la cresta azzurra delle montagne lontane cancella ogni resistenza residua. Lasciarsi andare avvolti dall'ambiente che ti circonda. Si rimane seduti attorno alle foglie di banano a mangiare i residui delle provviste, mentre See, inarrestabile, con foglie e giunchi, intreccia cappellini, palle, braccialetti e altri ornamenti; raccoglie radici speziate ed erbe dalle virtù miracolose che mette nella bisaccia, approfittando dell'occasione. Il giorno corre veloce tra tronchi colossali e ripe fangose dove indovini le tracce dei rari animali che si nascondono alla vista del nostro disturbante passaggio. 

Pranzo nella jungla.

La guida Akha, dall'occhio buono, nel senso che dall'altro non ci vede, che non ha mai parlato, ci lascia quando gli alberi si fanno più radi. Un cenno di saluto, poi scompare avvolto dal muro verde. La strada si fa più facile costeggiando vasti spazi dove la foresta è stata cancellata per dare spazio agli alberi della gomma, aree che l'ingordigia cinese di materie prime si sta comprando a poco prezzo in questa parte del mondo. Camminiamo ormai sugli arginelli delle risaie in secca del fondovalle, siamo vicini alla strada. Il nastro di asfalto appare di colpo dietro una curva, una vista così desiderata e adesso che è comparsa, all'improvviso così fastidiosa e volgare. Ma non è finita. Il tuktuk non è all'appuntamento, così tocca marciare ancora una mezz'ora per raggiungere il villaggio Kamù lungo la strada, dove annegare il dispiacere per la fine dell'esperienza con la Beer Lao ghiacciata del ritorno alla civiltà. Un letto comodo e morbido aspetta, dove gettarsi con un pensiero ai commenti letti prima di partire e non presi nella dovuta considerazione, che davano questa esperienza come " più impegnativa del previsto" e un altro alla gentile signora che ce l' aveva confermata come di "moderate difficulty". Ma che goduria essersela fatta! Come diceva quella signora uscita dal cinema: "Ho pianto tutto il tempo, come mi sono divertita!".

La meritata birra.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Entrevista de Paul Krugman no Público

"(...) eu realmente tenho dificuldades em dar conselhos ao Governo português. Aliás, detesto dizê-lo, mas não faria as coisas de forma muito diferente daquilo que está a ser feito agora."

Entrevista de Vitor Bento no Público

Por razões que se prendem com as funções que actualmente desempenho tomei a decisão de suspender este blog. Interrompo hoje essa suspensão apenas para chamar a atenção para a entrevista de Vitor Bento ao Público que recomendo vivamente.

As opções da Europa

Num dia em que se multiplicaram as notícias sobre os planos para salvar a zona euro, a verdade é que as soluções para a estabilização da situação económica e financeira são basicamente duas: i) evitar o default das dívidas soberanas ou ii) recapitalizar os bancos.

Qualquer destas opções pode ser combinada de diversas formas  (por exemplo através de um haircut da dívida pública grega acompanhado por uma recapitalização dos bancos que compense as perdas de capital daí decorrentes e pela garantia firme e credível de que os restantes países da zona euro cumprirão escrupulosamente os seus compromissos), mas envolverá sempre o comprometimento substancial de recursos públicos dos países do centro e do Norte da Europa  - eventualmente alavancados através do BCE - e/ou do BCE, com as inerentes dificuldades políticas daí resultantes. Mas enquanto não houverem "certezas" de que uma destas soluções será implementada a instabilidade financeira irá continuar e está a proximar-se rapidamente o momento em que os líderes europeus terão que fazer uma escolha sobre qual a combinação destas soluções que irão adoptar, sob pena de uma grave crise financeira que lançaria a Europa numa recessão (com reflexos globais) e colocaria em risco um projecto de construção europeia que está já a ser severamente abalado.

World Economic Outlook do FMI

Na edição de Setembro do World Economic Outlook o FMI prevê que a taxa de crescimento da economia mundial abrande para 4,0% em 2011 e 2012 (menos 0,3 pp em 2011 e 0,5 pp em 2012 do que nas projecções de Junho), com a economia dos EUA a crescer apenas 1,5% em 2011 e 1,8% em 2012 e a zona euro 1,6% em 2011 e 1,1% em 2012.

Nesta edição o FMI considera que dada a lentidão da recuperação da procura privada o esforço de consolidação orçamental, sendo necessário, não deverá ser demasiado acentuado sob pena de comprometer a recuperação e chama a atenção para que os países com superavites externos elevados deverão procurar estimular a procura interna de modo a facilitar os reajustamentos e para a necessidade de medidas decisivas na zona euro que garantam a estabilidade do sistema bancário e financeiro evitando um efeito de desalavancagem e uma eventual queda num ciclo vicioso que reflexos adversos no crescimento económico, enquanto que renova as suas recomendações para que os EUA conciliem a adopção de uma estratégia de consolidação orçamental no médio e longo prazo reforçando os estímulos de curto prazo à recuperação da economia.