Dagli al bosone di Higgs.

Finalmente l'hanno preso! E' stata una operazione lunga e faticosa; ce ne è voluto di impegno, da parte di tutti e soprattutto da parte di quelle forze dell'ordine che lo ricercano sempre e comunque come una scelta di vita, ricercare l'ordine nell'universo, mission impossible. Per anni magari non se ne parlava, ma noi sapevamo che c'era questo furfante, ben nascosto da qualche parte, acquattato con arguzia in modo da non farsi riconoscere, forse emigrato, forse sotto casa. Insomma poteva essere dappertutto. Una latitanza dorata certo, durata decenni, senza che ci fosse neanche una foto segnaletica sicura per individuarlo. Così hanno dovuto lavorare su delle ipotesi, presumere, diciamo che faccia potesse avere, 'sto farabutto acquattato magari in qualche cantina con tutte le comodità a farsi beffe di noi. Eppure si sapeva praticamente tutto di lui, com'era, quali erano le sue abitudini (brutte certo, omosessuale per vizio più che per natura, anche perché quel nome come se lo è meritato se no?), come quando pensavi fosse in qualche posto a compiere i suoi affari, bastava un attimo e poi spariva e chi s'è visto s'è visto. E dire che tanto piccolo non è, un ciccione, certo, lo sanno tutti, sovrappeso e quindi neanche tanto portato a nascondersi, eppure sorprendentemente agile e svelto per una struttura così pesante. Tra l'altro sono tutti anche contenti della cattura, perché ormai è assodato che sia il responsabile assoluto della massa grassa che ci opprime non appena mangiamo due fettine di lardo! Se non ci fosse, potremmo sbafarci quintali di dolci, capocolli e lingue di menelicche, strafogarci di melanzane alla parmigiana, gorgonzola e pasta al pesto, senza aumentare di un grammo. Un gran brutto soggetto, davvero. E' uno che ne ha fatte di cotte e di crude, che nel caos ci sguazza, se c'è stato da qualche parte quel casino davvero grosso che tutto dicono, state pure tranquilli che lui c'era a fare il suo, salvo sparire subito dopo, come quelli di San Damiano, tira la pietra e nasconde la mano. 

Che volete è uno a cui piacciono gli scontri ed è proprio così che l'hanno acchiappato. Quindi è bastato fargli la posta, tenere d'occhio dove capita qualche disordine, qualche deflagrazione, sbattimento vario, magari provocandole a bella posta (qua siamo maestri), mettere insieme un po' di teste calde, quegli arruffapopoli di protoni sempre davanti se si tratta di far casino, un po' di neutroni, che quelli non vogliono mai prendersi responsabilità ma ci son sempre in mezzo e poi tutta quella canea di mestatori piccoli ma rompiscatole, elettroni, neutrini, mesoni vari, tutta gente che in mezzo al caos ci sta come i pesci in barile ed il gioco è fatto, lo scontro e non solo verbale naturalmente, è assicurato e sta tranquillo che lui lo trovi lì in mezzo. Bosone dannato, grasso e flatulento, sei stato beccato, stavolta le telecamere di sorveglianza non hanno lasciato dubbio, anche se hai cercatop di mascherarto con l'impermeabile grigio di ordinanza. Certo gli inquirenti sono prudenti dopo tanti granchi, ma possiamo essere tranquilli che ormai non scappi più, inutile che cerchi di filartela per il tunnel del Gran Sasso, anche quella strada è stata bloccata da tempo e adesso non cercare di fare il furbo, montare in cattedra, raccontarla grossa, che la colpa del fatto che alla base di tutte le grane ci sei tu, in realtà è colpa del grande vecchio o dei black block, che ti vuoi pentire e vuotare il sacco. Troppo comodo, prenditi le tue responsabilità, confessa con chiarezza che tutto 'sto casino che c'è in piedi è colpa tua, crisi economica inclusa, che noi qua non sappiamo più dove attaccarci. E, adesso che sappiamo dove stai, cerca di pagare l'IMU che se no son dolori. A Equitalia non scappi di certo!

Disordini e scontri presso Ginevra - dal Web


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Compleblog!


Quattro anni fa, nella calura del luglio incipiente è cominciata questa avventura, sulla spinta dell'amica Adriana, colpevole assoluta di avermi gettato in questo girone dantesco da cui non riesco più ad uscire. Il blog è un po' una droga, in cui, è vero, uno scrive per sé stesso, per il proprio piacere e divertimento, come ci si continua a ripetere, visto che nessuno ti paga per farlo (sempre a monetizzare, eh! che brutta abitudine). Eppure, poi, ecco che corri a vedere le statistiche e quanti al giorno e come mai non aumentano, ma allora le cose che scrivo non interessano a nessuno, oddio sono in calo le visite e diminuisce anche il tempo trascorso ad ogni visita. Calo di interesse, ah no, è solo perché è il week end e la gente non ha voglia di perdere tempo come quando è al lavoro (eheheheh). Sarà la sindrome del predicatore, chissà. Comunque ecco qua. Dopo quattro anni ci siamo posizionati su una media di 100 visite al giorno e 200 pagine consultate. Certo non è un gran ché, ma per un blogghetto generalista basta e avanza. Vero che molte visite sono più che altro "sollecitate" e prima o poi, anche gli amici mi manderanno a quel paese a forza di ricevere le mie newsletters (qualcuno lo ha già fatto, in confidenza), ma così gira il mondo e il marketing è la chiave del successo. Comunque tanto per riassumere, in quattro anni buoni, siamo a 1133 post pubblicati (ragazzi sono migliaia di pagine!!!) anche se solo con 4262 commenti. Un po' poco una media scarsa di 4 a post e ben pochi che cercano una discussione o vogliono ampliare il dibattito. O gli argomenti non sono molto stimolanti o gli amici non vogliono affondare il coltello nella piaga. 

Pochissimi (purtroppo) gli spunti polemici che gradirei molto. Pazienza. Comunque i contatti (oltre 100.000 da 126 paesi diversi e 36 stati USA) sono una cifra che mi fa paura a scriverla. Pensare che uno butta giù qualcosa e tutta 'sta gente la legge dall'Australia alla Mongolia, al Perù, mi eccita e mi inquieta allo stesso tempo. Ti senti un po' nudo, un po' sorpreso e allo stesso tempo quasi carico di una qualche responsabilità che mi sono andato a cercare da solo. E' interessante vedere anche quali sono stati i post più popolari. Quelli più letti in assoluto, non contano molto, in realtà erano un paio di post di vicinanza al Giappone dopo lo tsunami e secondo me vengono letti proprio perché essendo in cima alla lista sono i primi che la curiosità spinge ad andare a ricercare. Poi interesse per alcune recensioni di cose d'attualità. Credo che il titolo preciso e non allusivo influenzi i motori di ricerca a portare visitatori casuali. A me che piace stornare l'attenzione con titoli fuorvianti, questo non va molto, magari però dovrò piegarmi a questa necessità. E' il mercato che lo chiede, bellezza. Però alla fin fine vorrei ringraziare tutti quelli che passano e sono passati di qui. Quelli che hanno lasciato tracce e i moltissimi che sono stati a guardare andandosene poi in punta di piedi come se avessero paura di disturbare e anche quelli che ci sono capitati per caso scappandosene subito. Qualcuno magari incuriosito è tornato, altri non hanno trovato nulla che collimasse con i loro interessi, come è giusto che sia. Un grazie di cuore sia ai fedelissimi che a tutti gli altri. Sapere che ci sono mi fa sentire in obbligo, anche in quelle volte che magari mi passa la voglia e ti viene la tentazione di smettere. Ma per ora tranquilli, si va avanti, è una minaccia.


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Demoralizzazione.

Non so se resisto ancora tanto. Accendo il TV e bisogna tapparsi le orecchie. Apro il giornale e non si può leggere. La follia collettiva ha contagiato tutti. Vi racconto una storia. Un giorno c'era un paese. Un bel paese, dove le cose andavano avanti alla meglio ed a cui, i suoi abitanti, fregandosene del futuro dei propri figli, avevano mangiato a poco a poco le fondamenta, giudiziosamente guidati dai loro proconsoli che solo dovevano pensare alla propria rielezione. Poi, dopo dieci anni di indecente malgoverno, ancora peggiore, se possibile di quello precedente, il paese si trovò davanti alla bancarotta. Ancora un paio di settimane e poi le schiere immense di pensionati e di dipendenti pubblici, sarebbero andati agli sportelli della posta a ritirare le loro prebende e avrebbero trovato chiuso, non per ferie. L'immenso popolo dei risparmiatori che manteneva figli e nipoti, sarebbe andato allora a ritirare i propri tesoretti dalle banche dove da decenni continuavano a prestare i soldi allo stato sperperatore, questa volta nei panni di strozzini, e avrebbero trovato le serrande calate e scoperto improvvisamente che quei crediti accumulati si erano annullati per insolvenza del debitore incravattatosi con le proprie mani. La situazione era così grave, che la canea di furfanti che aveva in mano il potere decise di farsi da parte per non finire come in Piazzale Loreto e furono scelte persone che realizzassero un'impresa impossibile. Fare nel più breve tempo possibile (giorni) quello che gli infami non erano stati capaci di fare in trenta anni. 

Tutti sapevano e dicevano ben chiaro cosa era necessario, dunque lo facessero e si prendessero gli insulti della folla. Raccogliere in pochi giorni i denari necessari era quasi impossibile, invece in pochi giorni con la decisione necessaria, i soldi furono trovati nel solo modo in cui si possono trovare, tasse capaci di fare cassa immediata, per evitare il baratro. Apriti cielo. Così era capace di farlo anche mio zio, invece di fare riforme strutturali. Subito gli stessi furfanti che fino al giorno prima avevano collaborato allo sfacelo, prendevano le distanze. Con la stessa rapidità si mise mani all'altro buco nero in cui si stava avvitando il paese, le pensioni. Qui l'urlo di dolore si fece ancor più alto. Personaggi, che dopo quello che avevano combinato, avrebbero dovuto rifugiarsi nelle fogne da dove erano usciti e scomparire per un po' di tempo, farsi dimenticare almeno un po', eccoli invece mostrasi sui media e blaterare il loro sdegnato dissenso. Perché non era certo lì che bisognava affondare il bisturi come ben si sapeva ma sulle mancate liberalizzazioni e sulla patrimoniale, giusta e motivata. Ecco allora che i tecnici con invidiabile prontezza, preparavano un piano di interessanti liberalizzazioni su cui tra l'altri si discuteva da lustri e approntava l'unica patrimoniale possibile in un paese in cui l'80% degli abitanti aveva la casa in proprietà, che improvvidamente era stata tolta per raspare qualche voto. 

Loro sapevano bene essendo tecnici, che nulla si riesce a scalfire su patrimoni superiori alle decine di milioni. Ci vogliono 16 secondi circa per far migrare a Singapore o in qualunque altro luogo i beni "mobili" che se si chiamano così ci sarà pure una ragione. Apriti cielo, folle urlanti nelle strade che gridavano: sono ben altri i problemi, accompagnate dal basso profondo di quelli che fino al giorno prima le liberalizzazioni chiedevano ad intonare una nuova canzone. Si fanno cose inutili, quando il vero problema è il mercato del lavoro, e poi basta imposizioni dall'alto, conteremo pure qualcosa noi, qui dall'emiciclo che se, giustamente non è capace neppure di cambiare la legge elettorale o ridurre compensi  e privilegi indecenti, è però capace di votare contro questi insani provvedimenti e lo farà se non gli viene dato un po' di potere di decisione. Detto fatto. Ecco subito pronta una riforma del mercato del lavoro, che cercava di sistemare un problema annoso, limando un po' a destra e un po' a sinistra per dare fiato ad una generazione di giovani schiavi mantenuti dai genitori che alla fine rischiavano di non avere più neanche i soldi per l'apericena, e per venire incontro al grido di dolore degli esautorati, facciamo decidere a loro qualche modifica nel luogo di potere, se no dicono che è una dittatura. 

Apriti cielo. Datori di lavoro che dopo aver sfruttato lo stato, essersene andati dove gli faceva comodo, dopo aver usato un sistema di flessibilità nella maniera più infame ed truffaldina da una parte, sindacastri difensori dell'indifendibile che da decenni se ne sbattono di chi lavora, dall'altra, tutti uniti per una volta, affondano il coltello per chiarire che ben altri sono i problemi che era il patrimonio immenso dello stato da liquidare per parare il debito, che loro in pochi giorni venderebbero anche il Colosseo, che ci sono i finlandesi, già in lista d'attesa per rilevarlo. Bene, sensibili al grido di dolore, i tecnici preparano un marchingegno per risolvere il problema impossibile, progettando  la costituzione di società che prendendo in pancia i famosi beni, li cartolarizzino per fare cassa a riduzione del debito. Disastro completo. Ma come, si vuole svendere il nostro patrimonio, ululano con la bava alla gola gli stessi che il giorno prima lo chiedevano. Il popolo di nani e ballerine che si era fatto solo temporaneamente da parte, alleato misteriosamente ai grilloidi che si moltiplicano per generazione spontanea,  torna alla ribalta gridando, ma come, non capite, il vero problema del paese sono gli sprechi della macchina statale, come si può non vederlo, datevi da fare o infami che vi abbiamo messi lì apposta. Pronti via, dopo un brevissimo esame per una materia che rhchiederebbe anni di lavoro (gli stessi che sono andati sprecati per agire in direzione contraria) ecco pronta una revisione delle spese che promette un risparmio per tamponare le scadenze più imminenti (esodati, terremoto e IVA, perché con questo balzello si impedisce la crescita invocata a gran voce da quelli che per dieci anni l'hanno affossata). 

Beh, qui saranno tutti d'accordo, questa è davvero l'unica cosa che tutti reclamavano come l'unica vera cosa da fare senza se e senza ma. Ragazzi sfogliate i giornali, guardate le TV, aprite le orecchie e sentirete cose che voi umani non avete mai immaginato. Tutti, ma proprio tutti quelli in prima linea per la lotta agli sprechi, oggi sono sulle barricate per opporvisi come nelle 5 giornate di Milano. E' questione di vita o di morte. Senti farmaceutici mostrare le piaghe già subite, tribunali da chiudere che dimostrano la loro utilità assoluta, buoni anni che si ergono a difesa dell'operosa macchina statale, ospedali dove si fa una operazione all'anno che mostrano i calli alle mani, camminatori che fanno capire chiaramente come l'effetto depressivo morale e materiale inciderà in maniera mortale sul futuro del paese. Commentatori ed economoidi che dovrebbero fare i giornalai, che si prendono la testa tra le mani mormorando: ma come fate a non capire che queste cose non si possono fare. Intanto quando si presentano davanti alla platea internazionale i nostri tecnici, l'unica gente seria che abbiamo mai avuto, vengono ascoltati, addirittura rispettati, cosa a cui davvero non eravamo più abituati e questo è un fastidio pesantissimo per faccendieri, mestatori e puttanieri che nel chiuso dei loro fortini meditano vendette. Le puttane no, quelle il  loro mestiere ce l'hanno in mano, la professionalità non si perde mai e qualcosa da fare, chi sa fare lo trova sempre. Insomma ragazzi, non avete ancora capito, non è colpa di questa gentaglia che sta intorno alla greppia perché diversamente non sa dove andare. Quelli sono lo specchio, perché il paese la pensa esattamente come loro e corre a riempire le piazze. Non si può pensare di risolvere i problemi eliminando costoro. In questo paese non si può fare assolutamente nulla, c'è sempre un'ottima ragione per non farla, per dire stavolta non tocca a me che ho già tanto dato. Non avete ancora capito? Sono gli italiani che bisogna eliminare.


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Economia politica 1.

Considerazioni sul Tai Ji Quan 7/8 : Lǎn què wěi

Eccoci arrivati al movimento Lǎn què wěi - 揽雀尾, che vale come settimo ed ottavo della forma 24 Yang, in quanto viene ripetuto prima a sinistra (左 - zuǒ) e poi a destra (右 - yòu). Ancora una definizione molto poetica per definire una tecnica più difficile da spiegare che da eseguire, come potrete osservare nel consueto video di www.taiji.de. Significa infatti Afferrare la coda del passero. Anzi Què rappresenta gli uccelli a coda corta (da non confondere con Niao, uccello a coda lunga). In realtà la coda del passero altro non è che il braccio dell'oppositore che sferra l'attacco. Ma vediamo i dettagli. La tecnica si compone di quattro momenti da eseguire in tre ritmi respiratori. Nel primo (Peng - 掤 - parare), non molto dissimile da Ye ma fen zong, spostando il peso sulla gamba destra con leggera torsione del busto verso destra si "prende il pallone" (inspirazione), quindi girandosi verso sinistra di 90° si porta il 70% del peso sulla gamba sinistra mentre il braccio sinistro si porta con arco dall'alto in basso col dorso della mano orizzontale rivolto verso il petto dell'avversario (espirazione); così ci si difende andando verso l'avversario con l'avambraccio che aderisce al suo petto, parando un colpo diretto. Lo sguardo passa dalla mano destra a quella sinistra. Si termina in posizione Gong Bu (passo arcuato). Nel secondo momento (Lu - 捋 - tirare indietro), dopo aver ruotato un poco il torso verso sinistra, si riporta il peso sul piede destro arretrato, ruotando verso destra. 

Questo movimento trascina quasi le braccia all'indietro facendo loro compiere due archi verso il basso (palmo sinistro verso il basso, palmo destro verso l'alto mentre lo sguardo ne accompagna il movimento fino in basso quasi fin dietro l'anca destra). Questa parte compiuta inspirando, simula la tecnica marziale con cui, rispondendo ad un attacco del braccio sx dell'avversario,  la mano sx afferra la sua spalla e la dx l'avambraccio ed usando la sua stessa forza d'attacco, lo si sbilancia verso terra (oppure afferrando l'avambraccio lo si sottopone ad una leva sull'articolazione del gomito). Durante l'azione il busto va mantenuto diritto. Nel terzo movimento (Ji - 挤 - premere) dopo una lieve torsione verso dx le braccia continuano l'arco verso l'alto, quindi tornano, mentre il busto ruota verso sx, nella direzione di sx. La mano dx con avambraccio quasi orizzontale (gomiti sempre un po' verso il basso), va a premere sulla mano sx (anche orizzontale) mentre tutto il peso si sposta verso sx di nuovo in Gong Bu (espirando). Adesso le braccia premendo contro l'avversario esercitano una azione di difesa. Con  il quarto movimento (An - 按 - respingere) rimanendo nella stessa direzione, il peso si sposta all'indietro sul piede dx ed entrambe le mani (palme in basso) si ritirano con un piccolo arco (basso-alto-basso) durante l'inspirazione. Il piede sx, completamente scarico di peso alza la punta. 


Quindi con tutto il corpo si esercita una spinta in avanti, in piena espirazione, il peso si riposta sul piede sx e le braccia respingono il corpo dell'avversario indietro, terminando in posizione Gong Bu con entrambe le braccia leggermente arcuate in avanti, palme in avanti, gomiti verso il basso, sguardo in avanti. Nella pratica si asseconda la spinta dell'avversario caricandosi della sua stessa energia per respingerlo indietro a nostra volta. Girandosi di 180° verso destra, si ripetono quindi i quattro movimenti verso un nuovo avversario alle nostre spalle. In tutta la tecnica è importante mantenere lo stesso ritmo senza spezzare i movimenti ma mantenendo una completa fluidità nel continuo bilanciare del peso tra le le gambe. Questi movimenti sono molto interessanti per l'enfatizzazione dei movimenti degli arti di cui viene rafforzata la muscolatura, in particolar modo le cosce, assieme a quella di dorso e addome. L'accentuazione del movimento respiratorio espande i polmoni e rafforza il cuore, migliorando la circolazione. Il punto importante da sottolineare sempre è il mantenimento dell'equilibrio, anche interiore, il contatto con il suolo, il trascinamento di tutti i movimenti che prende vita dall'interno dell'addome, mentre spalle, braccia e torso sono completamente rilassati. La respirazione deve dettare il ritmo come una musica interna che aiuti la coordinazione dei movimenti stessi, ritraendo leggermente il bacino durante l'inspirazione e contraendolo in avanti durante l'espirazione.






Refoli spiranti da: Fundamental of Tai Ji Quan - Wen Shan Huang - S.Sky Book Co - Honk Kong -1973
Moiraghi : Tai Ji Quan - geo S.p.A. 1995
Kung Fu and Tai Ji  Bruce Tegner -Bantam book - USA - 1968
www.taiji.de
Huard - Wong . Tecniche del corpo - Mondadori Ed. 1971


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Gara di Country line dance al Cowboys Guest Ranch.



Il giorno più caldo dell'estate. 38°C all'ombra. La macchina un fornetto a microonde. Voghera, nella bassa padana dove l'afa stende una nebbiolina sulle coscienze delle casalinghe inquiete. Un capannone colossale. In realtà un grande forno dove puoi bollire una intera mandria di manzi e manzette, quelli che si azzoppano sulla pista di Abilene. Quella pista infinita da percorrere in mesi di fatiche per arrivare lì, sotto il capannone di Voghera del Cowboys Guest Ranch, al Country Festival 2012, dove passano come ombre i fantasmi di Tex e dell'OK Corral, dove ci sono 50°C buoni, con jeans pesanti e stivali texani ai piedi. tacchi che battono sulla pedana di legno, con ritmo che incalza e alza la polvere del New Mexico. Polvere, sudore, sangue (no, sangue no, ma quasi). Altro che rave party, centinaia di persone che ballano senza tregua, aspettando la gara. Date un'occhiata ai video. I quello sopra potete vedere anche la mia gentile signora, in quello sotto invece,170 ragazzi che si sono smazzati migliaia di km in pullman dal nord della Francia e dalla Spagna, per ballare questi 3 minuti. Se non è passione vera questa! La mia ragazza e gli amici del Cnuntry Fever erano "solo" 73, e sono arrivati quarti, mica male! L'ho riportata a casa un po' cotta ma sana e salva.




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